La differenza tra l’Europa e l’America risiede in molti aspetti, ma credo fermamente che tutti possano ricondursi a un fatto semplice: l’Europa è un continente antico, l’America no. Questo dato, apparentemente banale, plasma profondamente l’attitudine delle due culture. L’Europa è radicata in secoli di storia, trasformazioni e cambiamenti, ed è letteralmente circondata da tracce del passato: dai resti archeologici agli edifici storici, si attraversano epoche che vanno dal romanico al gotico, dal Rinascimento al neoclassicismo, fino al barocco, al Liberty, all’Art Déco e al modernismo. Attraverso le sue molteplici nazioni, lingue e culture, l’Europa rappresenta una fetta fondamentale della storia del mondo. Scoperta nel 1492, l’America ha iniziato invece un proprio processo di sviluppo culturale quando in Europa la storia era già in movimento da secoli. Non stupisce dunque che il tessuto socioculturale degli Stati Uniti sia profondamente diverso dal nostro: improntato sul nuovo, sulla trasformazione rapida, sulla crescita continua. Uno spirito di innovazione che spesso permette di svincolarsi da tradizioni o retaggi culturali pesanti, ma che al tempo stesso fatica a comprendere o ad apprezzare il concetto di durabilità.
È interessante osservare come questa differenza si rifletta anche nella moda. In una bellissima intervista del 1993 a Charlie Rose, Ralph Lauren parla proprio di questo diverso modo di intendere Europa e America per spiegare il suo concetto di timelessness, ovvero di abiti pensati per essere senza tempo.
Inizia dicendo: “In Europa, la gente porta un maglione fatto a mano e dire: “Me l’ha lasciato mia nonna”, e lo indossa per anni e anni. L’America, invece, conosce solo le cose nuove. Cose da buttare via e ricomprare. Se l’auto di mio padre ha due anni, i vicini dall’altra parte della strada dicono: “ehi, quella è una macchina vecchia”. In Europa non è così: le auto hanno dieci, quindici anni. È per questo che amo quel senso di integrità, quel rifiuto dell’obsolescenza. È qualcosa che mi parla nel profondo: oggetti che non sono frivoli, che in un certo senso non passano mai di moda.”
È proprio questo profondo approccio nei confronti della materia e del tempo che plasma poi la sua attività di designer: “Quando dico che non amo la moda, lo dico in modo paradossale: lavoro nella moda, è il mio mestiere. Ma ciò che cerco di trasmettere, ciò in cui credo davvero, sono cose che ti accompagnano nella vita. Se compri dei vestiti, magari costano di più all’inizio, ma nel lungo periodo li terrai a lungo, perché sono senza tempo. È questo in cui credo: la atemporalità di certe cose. L’atemporalità di un atteggiamento. L’atemporalità di una vecchia giacca in tweed con le toppe in suede sui gomiti.” E proprio su questo singolo pezzo si articola la sua poetica. Continua: “Prendiamo solo questo esempio: che avessi quindici anni o che ne abbia cinquantatré, quella giacca in tweed con le toppe ai gomiti rappresenta ancora oggi le stesse cose per molte persone. Perché evoca semplicità, autenticità, un legame con la terra. E soprattutto, carattere.”
In un sistema dominato dall’accelerazione, dall’obsolescenza programmata e dall’ansia di novità, nel 1993 ma a maggior ragione ai giorni nostri, la visione di Ralph Lauren appare oggi quasi controcorrente: non un rifiuto della modernità, ma un invito a rallentare, a costruire un rapporto emotivo e duraturo con gli oggetti che scegliamo di indossare. Ed è forse proprio questa fedeltà al tempo lungo, più europea che americana, a rendere il suo immaginario ancora oggi così riconoscibile, desiderabile e, soprattutto, resistente.
[📸 IPA]