Qui Hao, la risposta cinese a Phoebe Philo

Ha fondato il suo omonimo brand 21 anni fa, ma al momento ha all’attivo una sola collezione; un’unica collezione con ben 38 iterazioni diverse.
«Ho lucidato e perfezionato la stessa collezione, lo stesso modello negli ultimi 21 anni. È una questione di coerenza», ha detto Qiu Hao, designer con sede a Shanghai, dove produce la sua collezione femminile che non segue una stagionalità ma è organizzata numericamente.

Attraverso l’utilizzo di lana, seta ed alti pregiati tessuti provenienti da ogni parte del mondo, Qui realizza una moda pensata per donne indipendenti e con forte personalità, ma che non hanno paura anche di mostrare il lato più fragile di se stesse; donne che potrebbero tranquillamente avere nei propri armadi abiti di The Row e Phoebe Philo, che è stata anche tutor del designer durante i suoi anni alla Central Saint Martin.

«Mi ha detto che avevo già trovato il mio linguaggio espressivo, ma che avrei dovuto provare a giocare anche con elementi che non mi piacevano». Philo gli aveva suggerito di giocare con un fascio di pelle lucida. «Era il suo modo di trasmettere l’incongruente», ha detto Qiu.

Dopo aver vinto l’International Woolmark Prize nel 2008, Qui è stato uno dei primi a navigare nel mercato nascente dei giovani creativi cinesi; «Penso che il mio processo creativo non strutturato rifletta una filosofia orientale di bellezza senza forma», ha detto Qiu, specificando anche di mantenere sempre e comunque un certo controllo. Per nulla amante dei riflettori e delle public relations, Qui ama coltivare un rapporto autentico con i suoi clienti più affezionati, senza scadere nell’ossessione per la celebrità.

Nell’ultimo decennio, Qiu ha costantemente ampliato le sue collezioni con gli accessori, nella pelletteria, nelle calzature e nei profumi. Per l’autunno 2024, Qiu ha incluso un paio di tabi con tacco, un modello di scarpe alla moda reso popolare da Martin Margiela, ma che Qiu vede invece come una forma di ribellione contro il dominio aziendale.«La gente penserà che sto copiando il design di Margiela, ma è proprio quello che ci dice il mondo del marketing al giorno d’oggi», ha detto Qiu.

Qui ha le idee chiare anche per quanto riguarda l’approccio d’acquisto dei clienti, dimostrando come il suo interesse primario vada aldilà di vendere capi di abbigliamento ma debbano rispondere ad una vera e propria filosofia di vita. «Ho rifiutato l’ordine di un acquirente che aveva scelto solo top perché pensava che i nostri pantaloni e le nostre gonne fossero troppo costosi. Ho semplicemente detto loro che non funziona in questo modo, i nostri top non andranno mai bene con i pantaloni più economici», ha aggiunto Qiu.

Al momento il marchio ha all’attivo una filiale giapponese, dopo essersi trasferito a Tokyo tre stagioni fa; «Ho chiamato la mia azienda “Bonsai” perché voglio che incarni lo spirito di un bonsai. È piccolo e bello ma può vivere fino a mille anni», ha aggiunto.

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