Un ricordo, una carta d’identità o un passaporto, un bacio o un sorriso. Quante ne hanno viste le cabine delle fototessere. Scatoloni urbani, immersi nella natura cittadina, così innocui ma anche così amarcord, a ripensarci. Provate a pensarci un attimo. Da quanto tempo non ci entrate dentro? La maggior parte delle persone, pensiamo, dirà almeno dall’ultima volta in cui ha rinnovato un documento d’identità.
Eppure, c’era un tempo in cui alle foto tremende dei nostri telefonini, quelli a saponetta per intenderci, il modo per immortalare un ricordo con una persona speciale era proprio quello di chiudere la tendina e aspettare il countdown. E ancora i pulsanti che non funzionavano mai per scegliere lo scatto giusto, ma anche gli schermi che non erano così definiti da capire come si era usciti o il sedile da regolare. Ma d’altronde, non lo scopriamo certo ora, i tempi sono cambiati. Se prima i ricordi in foto li tenevamo tra le mani, su quella carta lucida, adesso sono in un cloud o in una galleria di uno smartphone.
Sappiate comunque che le cabine delle fototessere non mollano mica. Anzi, raddoppiano. Quei luoghi, mutati nel tempo, anch’essi stanno per essere rivoluzionati. Solo poche settimane fa leggevamo dell’evoluzione di design grazie a un restyling firmato da Pininfarina. Bello, sì, ma diciamo che tutta questa tecnologia un po’ di nostalgia rispetto a quelle vecchie ce l’ha fatta venire. Perché, questo è il dato che ci ha fatto piangere di più, questi scatoloni presenti nelle strade più remote di ogni città, in Italia hanno compiuto l’anno scorso 60 anni. Vi sentite vecchi come noi ora, eh?
[📷 Getty Images; Alamy / IPA 📹 Derby Cinematografica / Lisa Film; Achille Manzotti Intercontinental Film Company; Filmauro]