Quando l’uniforme aziendale diventa moda: il ritorno dell’estetica del salaryman

L’era del power dressing è ufficialmente in crisi. Dimenticate le spalline da CEO e i completi tailoring da yuppie: il nuovo simbolo di stile è il salaryman giapponese con il suo abito scialbo, la camicia quasi sempre stropicciata e quell’aria di chi vive per lavorare (e non il contrario). Un’uniforme nata per annullare ogni espressione di individualità che sta diventando il nuovo linguaggio della moda. Il merito, se così si può dire, è in parte di Severance (Scissione), la serie TV che ha trasformato la divisa aziendale in un simbolo di alienazione. Le cravatte e i completi anonimi delle Lumon Industries sono il manifesto visivo di un sistema che mangia identità e risputa efficienza. Eppure, nel 2025, è proprio questo stile senz’anima a essere diventato irresistibile. Balenciaga lo ha capito bene: la sua FW25 sembra rubata da un ufficio distopico, con completi coordinati pieni di grinze, cravatte e valigette. Lo stesso mood da impiegato del mese ha preso il sopravvento sulla passerella di Ferrari e perfino Tom Ford, sinonimo di sex appeal, ha ceduto alla tentazione con una serie di completi da dipendenti aziendali.

E poi, a ruota libera, seguono le celebrità. Nel videoclip di Espresso Macchiato Tommy Cash sembra uscito da una filiale bancaria, con il suo look da salaryman in bilico tra corporate e parodia, e un asettico completo blu di Prussia ha fatto capolino tra gli outfit da tribunale di A$AP Rocky, con tanto di occhiali da vista. Ma perché l’anonimato affascina così tanto il fashion system? Il salaryman si propone come anti power dressing: niente dominanza, solo rassegnazione – chic, a volte. Indossare il look da impiegato non è più un segno di sottomissione perché siamo tutti dentro il sistema, tanto vale vestirsi bene mentre questo ci inghiotte.

[📸 IPA; MEGA; Courtesy Of Apple TV+; balenciaga.com; ferrari.com; moschino.com; tomfordfashion.com; Instagram: soshiotsuki; kentandcurwen 📹 Instagram: tommycashworld]

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