Quando in Italia non c’erano i fast food, ma c’era il Burghy

Un grande sogno italiano. Se vi diciamo la parola “fast food”, la risposta pensiamo di saperla già. E ovviamente riporta tutto a chilometri di distanza, in America, patria fin dalla metà del Novecento di questo nuovo metodo di consumare pasti nei ristoranti: pietanze ottenibili velocemente a un prezzo economico. Ma mentre grandi catene facevano la storia in giro per il mondo, in Italia c’era un nome che negli anni ’80 fece epoca. Non per modo di dire, ma per davvero. Più che un fenomeno culinario, qui stiamo parlando di un vero fenomeno culturale. Perché i favolosi ’80 hanno avuto diversi elementi che sono rimasti nella storia. Il Walkman e il Ciao, la cintura di El Charro e i Levi’s 501, il Commodore 64 e i VHS, il Drive In e Deejay Television. Ma soprattutto un luogo, più di tutti, che forse ha rappresentato il ritrovo dei giovani dell’epoca: è il Burghy.

Non solo per i King Bacon, ma anche per lo status raggiunto nell’immaginario collettivo italiano. Specie in una parte di loro: i famosissimi “Paninari”, sottocultura nata in quel periodo a Milano, il cui nome deriva da un bar presente a Milano in via Agnello, chiamato “Al Panino”. Ma che poi ha visto come ritrovo naturale di quei giovani dallo stile inconfondibile proprio il Burghy. In principio fu quello di San Babila, il primo creato dai fondatori, ovvero GS Supermercati, prima della cessione nel 1985 al Gruppo Cremonini. Un tempio dei Paninari, che sfoggiavano i loro piumini, le giacche di pelle, oltre a cinture e scarpe, in un tripudio di marchi ben ricercati: Moncler, Timberland, El Charro, Invicta e jeans Levi’s.

Ma anche Armani e Americanino. Un movimento tutto italiano, con il sogno americano sempre vivo, che cresceva di pari passo con il fast food, la cui notorietà arrivò anche fuori Milano. Un successo clamoroso, un brand iconico, un luogo che rappresenta un pezzo di Italia che sognava e che il futuro ce l’aveva in testa. Ma il futuro è imprevedibile e, insieme ai sogni, anche Burghy se n’è andato. Ormai oltre tanti anni fa, per sempre. Ma non dai cuori di migliaia di quei ragazzi degli ’80.

[📸 Getty Images; IPA]

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