“Quando esco voglio essere libera, non coraggiosa”

Di parole se ne dicono tante. “Ora basta”, “Dobbiamo agire”, ripetono senza convinzione le istituzioni. Ma poi ci ritroviamo a contare le vittime con un triste senso di dejà vu addosso. Tutto rimane inalterato: dalle vittime alla cultura. Ogni anno centinaia di donne ogni anno vengono uccise solo perché volevano solo vivere libere. In un giorno così importante come il 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, queste parole non bastano più. Servono i fatti, non solo oggi. La violenza di genere è un’emergenza quotidiana ed è inaccettabile rendersene conto una volta all’anno o solo dopo l’ennesimo caso di cronaca.

106 sono le donne uccise dall’inizio dell’anno, come si legge dal report settimanale del ministero dell’Interno. 87 di queste in ambito familiare o affettivo, 55 invece, per mano del partner o ex partner. Sono numeri in costante aggiornamento. 106 donne, quasi una ogni tre giorni. Quanto dovrà diventare alto questo numero per arrivare a innescare il cambiamento? In quante dovranno continuare a morire prima che la questione diventi una priorità per il governo e per la società? Quanto sangue ancora dovrà essere versato prima che si arrivi a garantire uno Stato realmente egualitario e libero per tutti e tutte? A quante manifestazioni dovremo partecipare affinché si arrivi a comprendere l’urgenza di un intervento concreto per salvaguardare la vita delle donne?

La risposta, al momento, non arriva. Solo parole di circostanza, deboli esortazioni e consigli inefficaci per sopravvivere ancora un altro giorno. Tante chiacchiere al vento. Ma fuori, dove quel vento tira forte, ci sono migliaia e milioni di persone per strada in questo momento, che gridano che tutto questo non è normale. Da Milano a Cagliari, passando per Roma, Firenze, Napoli, Torino. Perché non saranno “tutti gli uomini” che uccidono, ma sono tutte le donne (1 su 3 secondo le statistiche italiane) a subire un qualche tipo di violenza. E la domanda allora sorge spontanea: siamo sicuri che non siano anche gli uomini, tutti gli uomini, a doversi assumere la responsabilità del cambiamento?

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