Pucci-Mania: quando il marketing rischia di diventare inflazionato

La stiamo vedendo ovunque quest’estate, dalla spiaggia alla città: è la Pucci-Mania, che vede il ritorno come grande protagonista del marchio italiano Pucci, investito da una ritrovata notorietà come non si vedeva da tempo. Su TikTok il trend è stato definito “Pucci Blindness”, mentre sui siti di reseller e vintage i capi del marchio celebre per le sue stampe coloratissime è andato praticamente ovunque sold-out, toccando cifre che fino a poco tempo fa erano considerate impensabili. Insomma, sembra proprio che l’estate 2025 sia all’insegna della “Pucci Girl Summer”, un omaggio alle atmosfere solari e sofisticate degli anni ’60 della Dolcevita italiana. Indossato da star come Rosie Huntington-Whiteley e Naomi Campbell, Hailey Bieber e tante altre, i dati parlano chiaro: l’app di noleggio By Rotation ha visto un picco di +186% nelle ricerche per Pucci nell’ultimo anno e le inserzioni sono aumentate del 200% dal 2024 al 2025. Nel frattempo su Depop, le sciarpe, i top e gli abiti di Pucci sono saliti del 121% mese su mese da aprile 2025. Ma facciamo un passo indietro.

Attualmente diretto creativamente da Camille Miceli, che ha cercato di riportare in auge il marchio con un approccio che fondesse contemporaneità e la sua tipica allure di un tempo, Pucci è stato fondato negli anni ’40 da Emilio Pucci, erede di una nobile famiglia fiorentina che riuscì a rendere il suo marchio stampato virale in tutto il mondo facendolo sfoggiare da un’amica ad alta quota, con una tuta da sci completamente realizzata con il celebre motivo della maison. Fu un successo che lo portò ad aprire la prima boutique a Capri nel 1950, diventando così un emblema e diventando un emblema dello stile raffinato ma al tempo stesso irriverente dell’alta società degli anni ’60 e ’70. Dopo la sua scomparsa nel 1992, il design degli abiti passò alla figlia Laudomia Pucci. Nel 2000 il gruppo francese LVMH acquistò l’azienda, i diritti sul logo Emilio Pucci e sulle creazioni storiche rilanciando la griffe nel mercato internazionale. Tuttavia, con un susseguirsi di diverse direzioni creative, il brand sembrava destinato a non ottenere mai più un rilancio vero e proprio, considerato per lo più per il suo valore storico che non altro. Solo con l’arrivo di Miceli abbiamo potuto assistere a un lento ma efficace ripristino del suo valore di mercato, sebbene i numeri di quest’estate siano stati decisamente inaspettati.

Possibile che nell’arco di pochissimi mesi Pucci sia passato dall’essere considerato per lo più una nicchia a diventare il brand più desiderato e in hype del momento? Ma soprattutto, questa fama sarà destinata a durare a lungo o sarà solo una parentesi che vedremo esaurirsi con l’avvento del prossimo autunno? Il problema di questi incrementi così repentini è che spesso non producono degli effetti positivi a lungo termine ma restano circoscritti a fenomeni di costume momentanei che, difficilmente, contribuiscono in maniera significativa alla crescita di un’azienda. Ora onnipresente, ci ricorderemo ancora della Pucci-Mania la prossima estate?Certo, il brand vanta un’iconicità che va certamente riconosciuta e acquistare un abito o un foulard vintage di Pucci può essere considerato un buon investimento, a patto che venga acquistato per il suo valore storico più che per far fronte a un desiderio compulsivo momentaneo. Quale sarà l’evoluzione di Pucci? Lo scopriremo a ottobre probabilmente.

[📷Instagram: haileybieber]

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