Se fino a non molto tempo fa le magliette da concerto rappresentavano un cimelio da conservare nel fondo del nostro armadio, oggi il loro allure vintage sembra essere irresistibile. In piena febbre da indie-sleaze, le magliette da merchandising confermano una nostalgia tutta anni 2000, quando le it-girl dell’epoca venivano fotografate di continuo con indosso le t-shirt dei gruppi rock. Già da allora non erano necessariamente legate a un momento particolare – come un concerto o un festival –, ma venivano spesso acquistate per dare l’idea, in una sorta di biglietto da visita formato outfit, di essere un certo tipo di persona. Il che non voleva necessariamente dire essere un fan. Neanche Vivienne Westwood lo era dei Sex Pistols quando negli anni ’70 realizzò i loro costumi di scena, poi messi in vendita nel suo store di King’s Road a Londra: in quel caso a legare la designer inglese al gruppo punk rock era la sua relazione con il loro manager, Malcolm McLaren.
E sul pianeta delle star le cose funzionano ancora così, perché le celeb sembrano aver voglia di mostrare al mondo – e ai paparazzi – tutto il fan-girl o il fan-boy che è in loro, a volte mandando inequivocabili messaggi o a supportare amici di vecchia data, come nel caso di Camila Cabello spottata per le strade di New York con una felpa del The Eras Tour di Taylor Swift. Anche quest’ultima non è rimasta indifferente al trend della maglietta-tributo, indossandone una con Shania Twain, la regina della country music che deve averla ispirata nella prima parte della sua carriera.
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