Prakarti A, la designer che si muove tra mehndi, folklore e moda contemporanea

Da diverso tempo mi compare su siti e feed diversi la stessa immagine: una modella indossa un paio di guanti in pelle che, a un primo sguardo, sembrano semplicemente decorati da un motivo floreale. Poi però l’occhio si avvicina e il disegno rivela qualcosa di più preciso: un intricato pattern che ricorda immediatamente i tatuaggi all’henné, con le loro linee sinuose, i motivi botanici e quella complessità ornamentale così riconoscibile. Un dettaglio apparentemente semplice, ma estremamente impattante proprio per la sua forza simbolica. È il lavoro di Prakarti A, studentessa di fashion design a Central Saint Martins, e uno dei progetti che più hanno attirato l’attenzione intorno alla sua ricerca.

I Leather Gloves with Embroidered Henna Tattoo, come si trovano titolati online, sono infatti un esempio particolarmente riuscito della direzione intrapresa dalla designer: prendere un elemento profondamente radicato nella cultura dell’Asia meridionale e trasferirlo in un linguaggio contemporaneo, senza privarlo della sua identità estetica ma semplicemente cambiandone il supporto.
Il riferimento è alla mehndi, la tradizionale decorazione del corpo realizzata con l’henné. La pratica non è esclusivamente indiana e ha una storia che attraversa diverse aree del Medio Oriente, del Nord Africa e dell’Asia meridionale, ma in India ha assunto un’importanza particolare, soprattutto nelle celebrazioni matrimoniali e in altri momenti rituali. Mani e piedi vengono decorati con composizioni elaborate di fiori, foglie, tralci, forme geometriche e motivi ornamentali, attraverso una pasta ottenuta dalle foglie della pianta di henné. Una volta applicato, il disegno si sviluppa progressivamente sulla pelle e rimane visibile per un periodo limitato, prima di sbiadire.

È proprio questa dimensione effimera, a parer mio, a rendere interessante l’operazione di Prakarti A: i disegni che normalmente vengono tracciati direttamente sulla pelle vengono trasferiti sulla superficie della pelle, questa volta intesa come leather, e trasformati in ricamo. Il guanto diventa così una sorta di seconda pelle, il corpo viene sostituito dall’accessorio, il tatuaggio temporaneo dal ricamo e il gesto rituale si trasforma in un oggetto di moda. Lo stesso approccio emerge anche in altri suoi progetti, tra cui un paio di capri pants caratterizzati da un pattern di ispirazione militare, resi particolari da un elaborato dettaglio decorativo lungo l’orlo. Il capo ha attirato particolare attenzione dopo essere stato indossato da Tyla, contribuendo a portare il lavoro di Prakarti A fuori dal contesto della scuola e dentro quello della cultura pop. Anche qui il contrasto è parte integrante del risultato: da una parte un riferimento militare, utilitario e funzionale; dall’altra una lavorazione ornamentale che introduce un elemento delicato, quasi couture, simile al pizzo, realizzato però non a mano ma in laser cut.

La costruzione del capo diventa così un modo per mettere in dialogo codici apparentemente lontani, in termini simbolici, materici ma anche estetici. Probabilmente è proprio questo che rende il lavoro della giovane designer così interessante e fresco: un nuovo sguardo sul presente, reinvestendo in codici preesistenti con uno sguardo attuale.


[📷 Instagram: prakarti_a]

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