Ritornare alle origini per mettere tutto in discussione e scrivere una nuova storia. Riscoprire gli istinti primordiali, che rappresentano il punto di partenza per spingersi oltre con la mente. Toccare, annusare, vedere, assaporare: risvegliare i sensi e riscoprire un senso di collettività, una condivisione autentica con il prossimo. Questo è il terreno fertile per una fluidità creativa che, oggi più che mai, ha bisogno di scorrere libera e nutrire l’umanità partendo proprio da quelle fondamenta primordiali.
È da questi presupposti ancestrali che Miuccia Prada e Raf Simons hanno costruito la nuova collezione FW25 dedicata al menswear, presentata oggi, 19 gennaio 2025. La sfilata si è svolta come di consueto nell’headquarter della Fondazione Prada, arricchita questa volta dalla collaborazione con l’artista Catherine Martin. Tra atmosfere intime e richiami al clubbing, la scenografia ha visto l’incontro tra strutture metalliche a più livelli e un tappeto tattile blu realizzato da Martin.
Catherine Martin, celebre costumista di Hollywood nota per i suoi lavori con il regista Baz Luhrmann (“Il grande Gatsby”, “Moulin Rouge”, “Romeo + Juliet”), non è stata scelta solo per il suo talento nella creazione di abiti di scena. Martin è anche produttrice di tappeti ispirati all’Art Déco, come quello che ha fatto da protagonista nella passerella di oggi.
La sfilata ha portato in scena pilastri creativi apparentemente diversi ma sorprendentemente armoniosi, suggerendo una nuova spinta verso l’innovazione. Che il caos sia un tema caro a Miuccia Prada è noto fin dagli esordi: il suo approccio ha sempre sfidato gli stereotipi della moda internazionale. Questo caos creativo era già evidente nell’ultima collezione SS25 menswear, caratterizzata da opposti, errori voluti e l’assenza di tendenze specifiche.
Anche nella FW25 questa necessità di rifiutare schemi rigidi continua a emergere. Sebbene sia possibile individuare dei trend, questi si mescolano in una mappa concettuale che non dà risposte ma pone domande. Prada ci ha insegnato che cercare spiegazioni nei suoi show è futile: il suo obiettivo non è offrire certezze, ma sfidare il pensiero.
Che si parli di rodeo-core, evocato dagli onnipresenti camperos boots con stampe floreali, del menswear metrosexual anni 2000 con silhouette slim e dettagli furry, dell’ugly chic, dell’indie sleaze o del primitivismo, tutti questi riferimenti perdono consistenza come tendenze autonome per diventare strumenti al servizio di un’unica regola: non seguire le regole.
Un elemento centrale è la pelliccia, che si conferma fondamentale nel menswear del prossimo anno. Prada la interpreta con il suo stile unico: drammaticamente sdrammatizzato. La vediamo sui bordi dei cappotti, nei parka funzionali, nei maxi cappucci floreali anni ’70 e persino nella maglieria. I pantaloni, volutamente troppo corti, sfiorano appena l’orlo degli stivali texani, richiamando la disinvoltura dei pigiami casalinghi. Tuttavia, questi capi sono realizzati con materiali di lusso e presentano colori ora vitaminici e disturbanti, ora più classici con righe dal fascino tradizionale.
Le altre proposte includono camicie e capospalla a stampa check, bomber oversize trapuntati, denim dritti e slim, completi in pelle con lavorazioni artigianali, e maglieria decorata con piercing e catene d’acciaio. Ogni pezzo racconta una visione personale, ma si fa portavoce di necessità collettive.
Miuccia Prada e Raf Simons non cercano di compiacere il pubblico a ogni costo: il loro obiettivo è narrare una storia che parla di individualità e bisogni universali. Ancora una volta, sono riusciti a colpire nel segno, anche attraverso una colonna sonora di tutto il rispetto, tra cui non si può non citare il maestro Angelo Badalamenti, per un omaggio a quel genio di David Lynch che ci ha lasciato solo qualche giorno fa.
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