Prada, la FW24-25 e lo straordinario potere della memoria

Per cominciare a comprendere l’ultima collezione FW24-25 di Prada, dovremmo forse partire da una frase identificativa della stessa Miuccia “Ogni mattina devo scegliere se voglio essere una ragazzina di 15 anni o una vecchia signora vicina alla morte”. Ed ecco che elementi giocosi rubati all’armadio dei ricordi, memoria di una giovinezza dolcemente effimera ma anche confusa, prendono vita e si incontrano con la rigorosa sartorialità di capi ora rubati all’armadio maschile, ora a quello di una sobria borghesia cittadina, mondo dove Miuccia Prada è nata e cresciuta. Il romanticismo di fiocchi, rouches e balze, non diventano qui cliché, ma riacquistano una nuova consapevolezza e quasi una rivalutazione, abbinati ad elmetti d’ispirazione militare, ma anche a completi gonna e giacca super istituzionali e rigorosi. Le silhouettes si rifanno al passato: ora gli anni ’20, ora gli anni ’40 del dopoguerra, e ancora le lady-like degli anni ’50 e 6’0, tutta la collezione «è un omaggio alla storia, non vissuta con senso nostalgico, ma con l’intento ben preciso di comprendere chi eravamo e perché ci vestivamo così» ha detto Miuccia Prada a MF Fashion.

I tessuti sono ora tecnici ora leggeri, i dettagli preziosi. Importanti le dicotomie “fronte e retro”, che ritroviamo soprattutto nei capospalla con dettagli che sembrano rubati alle fodere in seta di giacche e gilet. Le borse sono portate con “accorta nonchalance” quasi come bracciali, e le scarpe sono stivali rubati al military e utility wear, ma anche slingback dai colori pastello. Il tutto rievoca immagini antiche, di bambine che rubano nei bauli della nonna sperimentando di volta in volta delle bizzarrie fantasiose dove una signorina può vestirsi da soldatino indossando della bella biancheria e coccarde di velluto. Contaminazioni di ironia, rigore, femminilità ribelle, gusto anticonformista, bello e brutto, vecchio e nuovo che sono i capisaldi della personalità di Miuccia Prada stessa nonché le basi del brand sin dai suoi esordi.

«La sensazione è quella del sentimento, della memoria emotiva, c’è un senso della storia, ma anche un’attrazione verso epoche diverse che si vestono di luce nuova. Una delle sfide di questa collezione è stata quella di prendere frammenti di storia e frammenti del passato, dall’epoca vittoriana, dagli anni ’20 e ’50, per creare una silhouette che non fosse storica». Queste le parole di Raf Simons sempre a MF Fashion, di cui percepiamo il gusto e l’influenza soprattutto nella parte finale della sfilata, dove tessuti e dettagli tech prendono vita su abiti femminili e capispalla a ruota, coscienza di una donna più matura e disincantata. «Non si tratta di una storia narrativa. Al centro di questa collezione c’è l’amore per la moda, il nostro amore per la moda».

Tantissimi gli ospiti internazionali che hanno partecipato allo show. Dalle star/testimonial del brand Hunter Schafer ed Emma Watson, l’attrice francese Juliette Binoche, Lily James, la ballerina e tik token Charlie D’Amelio, e le star coreane Kim Taeri e Jeon So-min, la modella e cantante giapponese Rina Sawayama. Menzione importante per la modella Mariacarla Boscono, ritornata sulle passerelle di Prada dopo 10 anni d’assenza. Dunque il passato che ritorna, il passato che insegna, il passato che ispira, per riflettere sulle conseguenze di un presente complicato e un futuro incerto ma speriamo più gentile.

[📸 Getty Images; 📹 YouTube: Prada]

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