In un momento in cui i cinema sono tornati a risplendere e a popolarsi grazie a nuovi film di successo, “Povere Creature!” del regista Yorgos Lanthimos, acclamato dal pubblico e dalla critica con un Leone D’Oro al Festival di Venezia e diverse candidature agli Oscar, ha fatto discutere. Con gusto surreale, il film racconta la storia di una donna, Bella Baxter, interpretata da Emma Stone, che attraverso una serie di incontri e viaggi raggiunge la sua maturità risvegliandosi – letteralmente – socialmente, sessualmen*e e politicamente.
Come rivelato dalla costumista Holly Waddington, candidata al premio Oscar per il miglior costume, il climax degli abiti visto nel film contiene citazioni storiche ma anche libertà narrative, che hanno permesso alla costumista di disegnare la crescita personale di Bella, una donna a cui, dopo il suicid*o, viene impiantato il cervello del bambino che portava in grembo. Da qui la sua seconda nascita, o rinascita, con citazioni al Frankenstein di Mary Shelley in versione femminile. Nella casa in cui la protagonista rinasce, come ha raccontato la costumista al “New York Times”, le reference sono gli abiti infantili e la biancheria intima degli anni ‘30, rivisti in chiave femminile e giocando con le silhouette, ma anche l’età Vittoriana, epoca in cui il film è liberamente ambientato.
A Lisbona, Bella inizia il suo viaggio verso la maturità e nel film, che parte in bianco e nero, appare il colore. Citazioni alla moda “spaziale” introdotta da André Courrèges negli anni ’60 con gli stivaletti bianchi, ampiezze che quasi la sovrastano e giochi di volumi e silhouette sono predominanti. A Parigi, Bella è una giovane donna che raggiunge l’indipendenza, iniziando a seguire lezioni di medicina e a lavorare come prostitu*a. Prende delle scelte e vuole cambiare le cose. Il climax degli abiti, a questo punto, si prende una pausa dai volumi importanti per parlare attraverso colori più tenui e forme che omaggiano il corpo femminile. Con l’abito da sposa, invece, la costumista ha rivelato di aver voluto evocare la sensazione di “gabbia”, in contrasto con le delicate fasce tubolari di seta.
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