Quando mi sono imbattuta nel suo profilo Instagram ho immediatamente pensato: “Ok, è esattamente questo ciò che voglio vedere in questo momento”. Di PONTE, marchio fondato da Harry Pontefract, si sa relativamente poco, se non che evocano un immaginario variopinto dove arte, scultura, fotografia e tutte le discipline artistiche convergono insieme in un risultato che è assolutamente unico. Una sperimentazione sartoriale che ci ricorda il primo Martin Margiela e una capacità di raccontare poeticamente attraverso la moda un punto di vista che non vuole limitarsi a essere appeso in un armadio ma a essere indossati per scaturire delle emozioni personalissime.
Abiti da indossare dunque, ma anche da collezionare come oggetti d’arte e non è un caso che il Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York abbia acquisito un paio di collant Ponte, caratterizzati da un’imbottitura in poliestere ricavata da vecchi giocattoli. Perché i capi pensati da Pontefract nascono spesso e volentieri dalle sue ossessioni, ossessioni derivanti da mondi anche apparentemente distanti da quello della moda. Che siano frutti finti vintage, parrucche, vecchia lingerie decostruita e abiti scovati dai bauli delle nonne, tutto viene ripensato e ricucito non per conferire un aspetto vissuto ma assolutamente nuovo, appetibile e desiderabile.
Originario di Sheffield, Pontefract ora vive e lavora in una vecchia fabbrica di scarpe nel quartiere Hackney, nell’East End di Londra. Ha iniziato a collezionare materiali insoliti, o meglio, ad “accumularli”, sin da bambino, quando amava esplorare le soffitte e le cantina della casa dei suoi genitori; un vero e proprio mondo parallelo e pieno di tesori come scatole abbandonate e piene di “cose”. Non chiamatele cianfrusaglie, perché proprio da queste esplorazioni casalinghe la creatività del designer si è nutrita di una fortunata vena creativa, la stessa che lo ha portato a frequentare il corso di fashion design alla Central Saint Martins di Londra. La sua collezione di laurea del 2016 presentava biancheria intima decostruita – reggiseni riciclati e négligé di seta – che scivolavano suggestivamente dal corpo ed erano abbinati a strati di collant color carne. Dopo la laurea, Pontefract ha lavorato per ben sei anni nell’ufficio stile di Loewe a Parigi, continuando tuttavia a giocare con il suo punto di vista, fino al lancio ufficiale di PONTE, venduto in esclusiva da Dover Street Market due anni fa.
Ora, sul profilo Instagram ufficiale del brand, è stata lanciata la quinta collezione di PONTE: completi tailoring gessati dalle silhouette decostruite ma strutturate, mini dress realizzati con assemblaggi di tessuti lurex e materiali sontuosi, top asimmetrici imbottiti e pensati per esagerare le forme del corpo, un intreccio di collant neri che si arrampica sul corpo su fasci di tessuto imbottiti e tubolari. Jumpsuit sheer effetto seconda pelle e romantici abiti in chiffon dai toni pastello, il tutto è raccontato con una sofisticata e nostalgica purezza d’intenti, come se i vestiti volessero parlarci di qualcosa di ben più profondo: un ricordo, una visione, un’emozione.
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