Era il 2018 quando, sul palco del Teatro Ariston, un’artista che non aveva necessità di ulteriori riconoscimenti cantava: «Bisogna imparare ad amarsi in questa vita, bisogna imparare a lasciarsi quando è finita, e vivere ogni istante fino all’ultima emozione, così saremo vivi». Il suo nome era Ornella Vanoni e la sua storia aveva vissuto già momenti unici fino a quel momento, prima di esibirsi insieme a Pacifico e Bungaro su un palco che conosceva a menadito. Perché fino all’ultimo giorno della sua vita, Ornella Vanoni è stata capace di ribadire ogni volta non solo il suo ruolo nella storia dello spettacolo e della musica italiana, ma anche il suo modo di esserlo naturalmente. Con la sua voce, con le parole che, cantate da lei, diventavano carezze dal peso e dal significato diverso, con una battuta spiazzante e sincera, ancora più dissacrante.
Non era l’ultimo ricordo di quella che da molti è stata considerata “la signora della musica italiana”, ma solo una tappa di una carriera irripetibile che ha visto il suo nome rimanere autentico allo scorrere delle decadi. Dal sogno di diventare estetista a un destino chiamato palcoscenico. Dagli esordi all’Accademia di arte drammatica del Piccolo Teatro di Giorgio Strehler alle Canzoni della Mala. Dal teatro alla musica. Dallo stesso Strehler a Gino Paoli. Sodalizi artistici e sentimentali, coppie rimaste nella memoria. Generi musicali cambiati con disinvoltura, ma sempre vissuti appieno, come autentiche passioni. Sempre con “La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria” che la contraddistinguevano, come il suo formidabile album del 1976, in cui ha reso la bossa nova un genere familiare a tutta l’Italia.
Pionieristica. Timida da giovane e spudorata da grande. Ma sempre un passo avanti a tutti. Per questo ha raccolto amore infinito, anche negli ultimi anni dalla nuova generazione di artisti, con cui ha dialogato e si è messa in gioco. Senza far pesare il suo nome. Senza far pesare canzoni come “L’Appuntamento”, “Domani è un altro giorno”, “Rossetto e cioccolato”, “Ti voglio”, “La voglia, la pazzia”. Senza far pesare una storia che è per davvero “senza fine”. Quella dell’inimitabile Ornella Vanoni.
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