Personal shopper: Il dietro le quinte del mondo dei ricchi e famosi

In un settore dove il tempo è raro e il desiderio di esclusività è massimo, i personal shopper accettano incarichi che molti considererebbero impossibili, impegnando ore e risorse per soddisfare anche la richiesta più difficile o bizzarra. Questo ruolo è diventato parte integrante dell’esperienza di acquisto per chi non accetta compromessi e vuole sempre qualcosa di unico, spesso affidandosi ciecamente a queste figure. Un articolo di CNN analizza il ruolo del personal shopper nel panorama socio-economico contemporaneo, attraverso i racconti di alcune figure chiave di questa professione.

Prima tra queste la neonata professional shopper Gab Waller. Nel 2019, Waller non avrebbe mai immaginato che la sua prima vera cliente sarebbe stata la modella e attrice inglese Rosie Huntington-Whiteley. All’epoca Waller viveva in Australia e lavorava per il governo locale, non avrebbe potuto essere più lontana dal mondo dell’alta moda in cui sognava di entrare. La svolta arrivò quando Huntington-Whiteley pubblicò su Instagram che stava cercando un determinato cappotto di Celine. «Avevo parlato con una boutique in Danimarca una settimana prima e avevano quel cappotto. Ho scritto subito chiedendo se fosse ancora disponibile e mi hanno detto di sì, ma mi chiedevo come avrei potuto mettermi in contatto con Rosie», racconta Waller a CNN, sottolineando che era improbabile che la celebrità vedesse, figuriamoci poi rispondesse, al suo messaggio. Ma questo non la fermò. Pochi giorni dopo, Waller riuscì a mettersi in contatto con Huntington-Whiteley tramite un’altra influencer di moda su Instagram, e il cappotto firmato fu acquistato con successo. «Ha pagato il prezzo pieno», racconta. «E ha pubblicato una serie di 10 Instagram Stories raccontando ai suoi follower che ero stata io a trovarlo. È stato davvero come un’esplosione da un giorno all’altro: un’immediata ondata di richieste, domande e casella di posta intasata. Non solo ha messo il mio nome sotto i riflettori, ma anche il ruolo del fashion sourcing. Le persone dicevano: ‘Wow, c’è una ragazza che può trovarti cose che sono esaurite ovunque».

Il lavoro di personal shopper di lusso come Waller è duplice: da un lato devono fornire raccomandazioni mirate su prodotti specifici, dall’altro devono poi essere in grado di reperire quegli stessi articoli o pezzi praticamente impossibili da ottenere (per esempio, un raro design vintage o una borsa di lusso in edizione super limitata). Oggi Waller vive a Los Angeles e lavora come personal shopper per clienti tra cui Hailey Bieber, Lori Harvey, Sofia Richie Grainge, Sabrina Elba e le Kardashian, e la richiesta per figure come la sua non fa che crescere.

Quello di Waller è uno dei tanti esempi di come alcune personal shopper di Hollywood siano riuscite a costruire carriere servendo clienti appartenenti all’ 1 % più ricco della società mondiale. Nel mondo dei ricchi e famosi, un personal shopper può essere una figura chiave: non solo consiglia stili e marchi, ma conosce i desideri più specifici e reconditi di clienti di altissimo profilo e custodisce il segreto prezioso per eccellenza, ovvero sa dove e come procurarseli. Va inoltre detto che l’atto stesso di vestirsi è per i ricchi e famosi molto meno semplice rispetto a quanto si pensi. Costantemente sotto i riflettori, sono sottoposti allo scrutinio del mondo: un singolo look può elevare il proprio status sociale e professionale, oppure spalancare le porte all’infamia e ai meme virali. Senza contare la crescente curiosità del pubblico su come gli ultra-ricchi spendano il loro denaro, e le conseguenti pagine dedicate a queste ossessioni, come i sottogeneri da pagine alla “rich people who rich right”.

Questa professione è dunque tanto ambita quanto delicata. Esempio per eccellenza di una professionista che ha fatto di questo mestiere un vero business è sicuramente quello di Catherine Bloom, personal shopper talmente conosciuta tra le star di Hollywood e i dirigenti di alto livello che spesso la chiamano semplicemente per nome. Soprannominata il “Michael Jordan del personal styling” da Nordstrom, il grande magazzino americano di fascia alta che l’ha assunta nel 2025 come prima direttrice in assoluto del luxury styling, Bloom persegue questa passione invece fin da quando era piccola.

Bloom ha la reputazione di avere un intuito estremamente affinato per capire cosa valorizzi davvero i suoi clienti. Questo, insieme alla capacità di memorizzarne le preferenze individuali e di individuare in anticipo il prossimo grande trend della moda, ha consolidato il suo nome in un settore altamente competitivo, e i suoi clienti spaziano dai preadolescenti (e i loro genitori) fino agli ultraottantenni. «La moda richiede di essere sempre sul pezzo”, dichiara nell’intervista. Non puoi apprezzare qualcosa di nuovo solo perché è nuovo, ma perché c’è una ragione per cui si adatta allo stile di vita delle persone che stai aiutando».

Saper leggere bene le persone è fondamentale anche per Marci Hirshleifer-Penn, che divide il suo tempo tra il suo negozio e i social media. «Mi piace capire cosa vuole il cliente o cosa sta cercando”, dice. “Puoi vedere dove va, come si veste, cosa gli piace… c’è molto lavoro di guida e di educazione per aiutare le persone a sentirsi più a loro agio e sicure con il proprio aspetto e con ciò che indossano». L’attività di famiglia l’ha avvicinata alla moda fin da piccolissima. Hirshleifer-Penn, quinta generazione della famiglia Hirshleifer, è nata a Boston, Massachusetts, e ha vissuto per alcuni anni nel New Jersey. La sua conoscenza della moda e della gestione del cliente deriva da una vasta esperienza nel retail. Dopo aver frequentato la scuola di cosmetologia e aver capito che non faceva per lei, ha lavorato da Henri Bendel e in altre boutique più piccole, prima di tornare nella boutique di famiglia a Long Island, dove ha ricoperto diversi ruoli. Le sue responsabilità da Hirshleifers si sono ampliate includendo il personal shopping quando la pandemia di Covid-19 ha costretto i negozi a chiudere: «Abbiamo dovuto chiudere le porte, ma il telefono del negozio era ancora attivo, quindi tutte le chiamate venivano inoltrate al mio cellulare», ha raccontato Hirshleifer-Penn. “Eravamo praticamente gli unici in città, direi, che potevano ancora procurarti la classica Chanel. A quel punto le persone hanno iniziato a contattarmi direttamente, ed è lì che il mio Instagram è cresciuto enormemente e ho costruito relazioni con determinati clienti.”

Più che mai, gli acquisti di questi personal shopper, effettuati per conto dei loro clienti ultra-ricchi, sono cruciali per i brand. Mentre la classe media rallenta se non scompare, i ricchissimi sembrano diventare ancora più ricchi. Alla fine del 2025, l’1% più ricco degli americani controllava quasi il 32% della ricchezza nazionale, per un totale di 55 trilioni di dollari, il livello più alto dalla Seconda Guerra Mondiale, secondo i dati della Federal Reserve.
E mentre il settore globale del lusso ha registrato una contrazione nel 2025, ciò è stato principalmente dovuto a un calo degli acquisti da parte dei clienti aspirazionali, secondo la società di consulenza manageriale Bain & Company. I Very Important Customers (conosciuti come VIC) rappresentano poco più del 2% della base clienti totale, ma incidono per il 45% degli acquisti di lusso a livello mondiale e continuano a “sostenere la domanda”, ha dichiarato Bain.

Anche questo mestiere, per quanto richiesto, deve però combattere per rimanere rilevante. «Le persone possono spendere i loro soldi dove e come vogliono, quindi devi rendere l’esperienza speciale e dare loro un motivo per tornare da te», dichiara Hirshleifer-Penn, che a dicembre ha portato con sé una cliente per assistere allo show Chanel 2026 Métiers d’art a New York. Per Hirshleifer-Penn, è stato un momento opportuno. «Non è sempre facile; dipende dalla stagione, dal luogo dello show e dal tempismo. In questo caso, lei è un’amica e cliente di lunga data del negozio. Ama Chanel. Ed è stato incredibile che l’evento si tenesse a New York, quindi è stata un’esperienza piuttosto spettacolare». Infatti, al di là delle semplici transazioni, i VIC cercano ora di diventare parte del circolo interno di un brand attraverso esperienze esclusive.

Questo è qualcosa su cui stanno puntando anche i colossi rivenditori di brand stessi. Da anni per esempio il rivenditore di lusso Mytheresa collabora con marchi di alta gamma, da Moncler a Roger Vivier a Pucci, per organizzare viaggi esclusivi ed esperienziali per i loro migliori clienti in località come Oslo, Dubai e Capri. Non si tratta di eventi di shopping, ma di uscite private e formative per i clienti più preziosi. Mentre la Cina affronta una prolungata recessione economica e gli Stati Uniti registrano il maggior numero di miliardari al mondo, con oltre 900 (in aumento rispetto agli 813 del 2024), seguiranno altri eventi di grande richiamo nel paese. Louis Vuitton e Gucci presenteranno le loro collezioni Cruise 2027 a New York a maggio, mentre Dior ha scelto Los Angeles. La scorsa settimana, Moncler Grenoble ha svelato la sua collezione Fall 2026 ad Aspen, in Colorado, segnando il primo show in una località sciistica americana per il marchio italiano.

Una nuova generazione di VIC cerca quindi un coinvolgimento profondo, emotivo ed esperienziale nel mondo del lusso. Con i brand sempre più disponibili ad aprire le loro porte ai VIC, ci si potrebbe dunque chiedere se ci sia ancora davvero bisogno dei personal shopper. «Spesso mi occupo di pezzi molto richiesti e di tendenza», dice Waller. «Di solito riesco a procurarmi due o tre di quelle borse, ma quando 10 o più clienti vogliono lo stesso modello, lì diventa davvero complicato. E il modo per affrontare la cosa è avere occhi e orecchie a livello globale, perché magari è esaurito negli Stati Uniti, ma è disponibile a Dubai». Nel prossimo anno, ha detto, intende passare più tempo in Corea del Sud e Giappone per sbloccare potenziali nuovi mercati. Anche Hirshleifer-Penn condivide un punto di vista simile: «Ci sono volte in cui non si tratta di una collezione che trattiamo nemmeno, ma grazie al mio rapporto con il cliente, la troverò per loro. Parte del divertimento è la caccia».

[📷 IPA]

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