Pericolose, misteriose, innocenti, iconiche: il genio di David Lynch attraverso le muse dei suoi film

Cinema, musica, arte, fashion adv, meditazione trascendentale, spiritualità e anche un club, il Silencio di Parigi. Non c’è nulla in cui David Lynch non si sia cimentato e dove non sia riuscito. Un talento così multiforme e poliedrico che definirlo semplicemente regista sarebbe riduttivo; il suo contributo alla creatività del XX e XI secolo è talmente vasto che non basterebbe un’enciclopedia a raccontarlo, e provare a definire sarebbe un pò come limitare.

Non ci dilungheremo oltre sulla grave perdita di un talento di questo tipo perché non avremmo abbastanza parole per commemorarlo, ma abbiamo scelto di rendergli omaggio focalizzandoci su un aspetto fondamentale della sua lunghissima carriera: le donne. Il suo cinema onirico e visionario, dove Il Mago di Oz incontra il thriller più oscuro, in un susseguirsi surreale tra inconscio e subconscio, vede sempre le donne come protagoniste irrinunciabili e portatrici di una verità prismatica, dove niente è quel che sembra. Misteriose ma selvagge, pericolose ma in pericolo, femme fatale ma innocenti, le donne di Lynch hanno sempre un doppio, un alter ego pronto a rivelarsi inaspettatamente.

Sono dark lady dal passato oscuro, ma anche donne tormentate, “cadute” e alla ricerca di redenzione, spesso vittime di una mascolinità tossica e oggetto di violenze e sopraffazioni. Lo stesso Lynch venne accusato di misoginia, proprio per le ripetute violenze che subivano le sue protagoniste; critica ingiusta, poiché il regista, attraverso la rappresentazione dell’atrocità più cruda, intendeva denunciare i soprusi subiti dalle donne, mostrando la cruda realtà del male del mondo.

Un male che si cela dietro l’apparente tranquillità di una piccola città americana come Twin Peaks, dietro i fiori rossi e i cieli azzurri perfetti di Blue Velvet, dietro il glamour hollywoodiano di Mulholland Drive. Il mondo sa essere un posto orrendo, e le donne ne sono spesso vittime, sebbene le molteplici sfumature del femminile riescono sempre a offrirci spunti e ispirazioni diverse, ma soprattutto un mistero difficile da carpire.

Ma a Lynch, il mistero fine a se stesso non basta, e ci ha sempre offerto una visione più accurata della personalità delle sue protagoniste: Laura Palmer è la perfetta reginetta del liceo, ma è anche una giovane alle prese con disturbi e dipendenze, dovuti a un complicato rapporto con la figura paterna. La splendida Dorothy interpretata da Isabella Rossellini in Blue Velvet, è una chanteuse maliarda e pericolosa, ma anche una donna fragile e abusata. Lula Fortune di “Wild at Heart”, interpretata da Laura Dern, è una giovane irrequieta ma anche alla disperata ricerca di se stessa. 

In ogni donna c’è un doppio: il bene e il male, la lussuria e la purezza, il pericolo, l’innocenza. È la molteplicità del mistero femminile che il genio creativo di Lynch ha saputo raccontare ogni volta, lasciandoci incollati allo schermo.

[ 📹 © Les Films Alain Sarde, Asymmetrical Productions, StudioCanal, The Picture Factory; © Lynch/Frost Productions 📷 IPA]

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