Il suo nome deriva da un personaggio ormai diventato iconico del cinema, quello interpretato da Kate Hudson nel film “Almost Famous”. La bionda attrice è Penny Lane, una groupie di una band nell’America del 1969. Il capospalla indossato nella pellicola, in suede marrone con un ampio collo in pelliccia bianca, divenne talmente virale che ne consacrò un definitivo ritorno in scena proprio all’inizio degli anni 2000, anno di uscita del film. Ma in realtà, quello che comunemente viene chiamato oggi Penny Lane Coat, altro non è che il cappotto afgano, un indumento dalle tradizioni antiche e che venne lanciato come tendenza, per la prima volta, tra gli anni ’60 e ’70, quelli di Woodstock e le rivoluzioni giovanili.
Da John Lennon a Janis Joplin, passando per Britney Spears fino a Bella Hadid, l’Afghan Coat ha conquistato un posto speciale tra gli armadi dei fashion victim, per la sua incredibile capacità di essere “estremamente d’effetto”, contribuendo alla resa dell’outfit nella sua interezza, e al tempo stesso associato a un romantico e nostalgico sapore retrò, che sa di libertà e rivoluzione. Il capo ha origine nel Ghanzi, una città dell’Afghanistan, ed è ottenuto attraverso un processo abbastanza lungo di conciatura di pelli di pecora, che sono sottoposte a lavorazioni tecniche per poi essere cucite e assemblate attraverso l’uso del filo cerato. In principio erano i contadini Afgani a indossare questo capospalla, inizialmente concepito con la silhouette di un mantello, rendendosi adatto al clima ora arido ora freddo del territorio. Poi, negli anni ’60, grazie all’intuizione dell’imprenditore Craig Sams, l’afgan coat viene esportato in Inghilterra. Sams aveva capito che quel capo avrebbe potuto ben tradurre i fermenti dei nascenti movimenti hippy, e non sbagliò, dato che nel giro di poco tempo divenne un cappotto richiestissimo, soprattutto quando cominciarono a sfoggiarlo anche i Beatles.

La moda si sa, è ciclica, e dopo gli anni ’70, l’afghan coat riacquista una notevole popolarità tra gli anni ’90 e 2000. Lo ritroviamo indossato da Angelina Jolie nel film “Ragazze interrotte”, da Milla Jovovich, Elizabeth Hurley, Carrie Bradshaw e Britney Spears solo per citarne alcune. E oggi, sarà anche la ritrovata mania per il “furry”, è di nuovo sulla cresta dell’onda. Quelli vintage, per fascino e sostenibilità, sono i più acquistati e desiderati, ma ci sono anche nuovi designer che hanno scelto di eleggere il cappotto afgano a segno distintivo del proprio stile. Un esempio? La designer londinese Charlotte Simone, che negli anni si è fatta riconoscere per la rivisitazione contemporanea di cappotti vintage, e l’afgano è sicuramente quello che si presta alle combinazioni più divertenti. Le sue creazioni sono state sfoggiate da celeb del calibro di Charli XCX , Emily Ratajkowski, Madonna, Suki Waterhouse e Millie Bobby Brown. Oggi infatti, oltre alle classiche varianti in marrone e nero, i Penny Lane coat sono disponibili nelle colorazioni, lavorazioni e lunghezze più disparate; l’effetto è sempre unico, riuscendo a catalizzare l’attenzione a tal punto che, sotto, potreste anche indossare il capo più semplice al mondo.
Unica differenza da fare, quella tra shearling coat e Afghan coat: se apparentemente possono sembrare molto simili, in realtà sono ottenuti da due diversi processi di realizzazione e sono testimonianze di due culture differenti. I primi traggono origine dalla cultura occidentale e sono comunemente chiamati montoni; l’Afghan coat è invece associato a uno stile più bohemien, ha una silhouette meno strutturata ed esprime ancora oggi un senso di libertà e coolness.
[📷MEGA; IPA]