Ora che il deal Prada/Versace può dirsi ufficialmente concluso, sono in molti a domandarsi quali saranno gli sviluppi della maison della Medusa sotto la nuova guida del gruppo italiano. E chi pensa che la filosofia “pradesca” possa interferire anche con l’asset creativo del brand, forse farebbe bene a ricredersi e a ripensare a questo accordo come semplicemente economico. Un punto di vista espresso, come sempre senza mezze misure, anche da Patrizio Bertelli, presidente del gruppo milanese nonché marito della stilista con cui ha dato vita a un impero. Famoso per le sue esternazioni tranchant, Bertelli ha spiegato, in un’intervista al Corriere della Sera, in che modo verrà gestita l’acquisizione.
«Versace sarà autonoma. Quello che ci interessava era la sua storia, quello che ha significato e significa per il mondo della moda» ha detto il manager, che ha sottolineato come questa operazione non nasca da un’idea di espansione fine a se stessa, ma da un’ammirazione profonda per il valore storico e culturale del marchio. «Non volevamo crescere per crescere, volevamo Versace», ha precisato, aggiungendo che: «Serve pazienza. Gianni Versace è morto nel 1997. Per fortuna Donatella è rimasta come ambassador. Noi non cerchiamo risultati domani mattina».
Dal punto di vista operativo, sarà necessario del tempo per capire se ci saranno delle sinergie industriali, quel che è certo è che verrà privilegiata la verticalità dei marchi del gruppo, che comprende Prada, Miu Miu, Church’s e Car shoe. Bertelli sembra però non apprezzare la definizione di polo per definire il suo gruppo. «Quando si parla di polo si pensa a quelli francesi. Ma anche qui la storia conta. Negli anni Novanta i francesi avevano perso terreno. Negli anni Duemila hanno imboccato la strada dei poli che è servita loro per tornare in campo».
Il presidente del gruppo Prada si esprime anche sul significato dell’industria della moda, spesso percepita solo come fenomeno estetico, e rivendica la sua natura profondamente manifatturiera: «Altro che leggerezza, è un’industria vera, fatta di persone, conoscenze, mani che sanno creare». Mantenendo positività rispetto all’attuale contesto economico e politico mondiale. «Ho iniziato a 18 anni a lavorare, quante volte è sembrato che le crisi fossero senza via d’uscita…».
Ottimista, Patrizio Bertelli; varrà la pena credergli e sperare in un futuro più roseo?
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