Passione Dilara: in attesa della SS26, Dilara Findikoglu punta in alto

Quando Dilara Findikoglu si è pian piano imposta nell’immaginario della moda, prima britannica e poi internazionale, ho tirato un sospiro di sollievo. È stato come se, dopo tanto tempo, potessi finalmente riconoscermi in un marchio che parlasse un linguaggio che fa parte del mio DNA d’ispirazioni, un mix di riferimenti letterari, artistici e visceralmente femminili che non si vedeva ormai da tempo. Dopo anni di offerte tutte molto simili tra loro e sostanzialmente fondate su valori quali genderless e “lusso tranquillo”, la designer turca con base a Londra è arrivata come un colpo nel cuore di centinaia di donne. La sua è una moda infatti femminile, ultra femminile potremmo dire, ma la cosa più interessante è che non è una femminilità narrata attraverso il punto di vista di una certa visione “borghese” della donna che, per quanto apparentemente abbattuta, resta ancora sfortunatamente imperante nella cultura di massa, né influenzata dalle tendenze contemporanee di sobrietà minimalista e per certi versi volontariamente asessuata, una corrente a cui tanti direttori creativi, sia uomini che donne, hanno aderito, sia per una naturale propensione a questa estetica sia perché commercialmente portati a spingerla. Dilara di tutto questo se ne infischia e diventa la portavoce contemporanea delle “Fallen Women”, letteralmente le “donne cadute” che per secoli hanno popolato la letteratura e la storia dell’arte: femme fatale, donne vampiro, cortigiane, “streghe” ribelli. Eva, Circe, Medusa, Cleopatra, Giuditta, Salomè, Carmilla, Elena Muti, Fosca, Anna Karenina, Madame Bovary, Nanà solo per citarne alcune, così come le misteriose e seducenti protagoniste dei quadri di Franz von Stuck e Gustav Klimt.

Lussuriose, dominatrici, sensuali ma soprattutto animate da un desiderio di vita tale da non poter sottostare alle regole di una società fortemente maschilista, in epoca vittoriana le “fallen women” venivano giudicate proprio per la loro estrema indipendenza, spesso finendo reiette e ai margini della società in quanto diametralmente opposte all’ideale di donna “moglie e madre” ma soprattutto “angelo del focolare”. Dilara Findikoglu è come se avesse voluto rivendicare tutte loro, conferendo alla moda contemporanea quel tratto mancante e fortemente necessario di una moda orgogliosamente e sfrontatamente femminile, dove la sensualità diventa non un fattore di oggettivazione, come qualcuno potrebbe erroneamente pensare, ma di autodeterminazione della donna. Sedurre e mostrare voluttuosamente le forme del corpo non è un atto di compiacimento maschile, ma di riappropriazione di potere, in un processo strutturale dove il corpo e la sensualità non devono essere visti come peccato ma come naturale espressione del sé. Per fare tutto questo, la designer ha sempre puntato su collezioni articolate e costruite sontuosamente, ma che soprattutto dimostrano una comprovata conoscenza del corpo delle donne e della storia del costume. Ispirazione lingerie, note punk e goth, barocchismi, BDSM e provocazione, una sensibilità che in parte ci ricorda il genio di Lee McQueen: le collezioni di Dilara Findikoglu hanno pian piano conquistato le donne di tutto il mondo, perché hanno risvegliato dentro di loro quel desiderio di volersi sentire sensuali, ma senza scadere nel cliché quanto con un tocco di assoluta unicità, ma soprattutto di non volersi più scusare per questo desiderio.

Amatissima dalle celeb, da Margot Robbie a Kim Kardashian, e diventata un punto di riferimento della Fashion Week Londinese, con le sue labbra scarlatte, i capelli corvini e la figura da pin-up sinuosa ma con un non so ché di draculiano, Dilara Findikoglu è essa stessa rappresentazione del suo marchio, testimone in carne e ossa di una coerenza di visioni che difficilmente trova pari nel panorama della moda contemporanea. Ai designer che salutano a fine show con jeans e maglietta total black, Dilara si contrappone a suon di bustini di pelle steam punk e labbra rosso sangue, e lo fa con una naturalezza tale che è bello vedere così tanta, genuina coerenza d’intenti in un mondo dominato dall’ipocrisia. Gli anni di studio alla Central Saint Martins non sono stati semplici: di origini turche ed educazione musulmana, ha dovuto lottare con i pregiudizi della sua famiglia per poter proseguire con determinazione nel suo obiettivo. E i primi tempi sono stati tutt’altro che semplici, complice una visione considerata da molti poco funzionale ai tempi moderni. Eppure, il suo desiderio di libertà e la sua vena ribelle non l’hanno fatta demordere, diventando di fatto tra i nomi più attesi del fashion month. Dopo stagioni in cui era considerata ancora fondamentalmente di nicchia, la sua fama è esplosa e si è imposta a un pubblico sempre più vasto, obbligandola a proseguire di pari passo con un’offerta merceologica e più ampia e variegata, ma sempre e comunque fedele alla sua visione. Insomma, se vi aspettate da qui a breve t-shirt bianche con la scritta Dilara Findikoglu vi sbagliate di grosso.

«Voglio rimanere unica, ma ho sempre avuto grandi sogni per me stessa. Sto commercializzando il mio marchio e al tempo stesso sto cercando di mantenere i miei pezzi couture e artistici, ma voglio connettermi con più persone», ha dichiarato in una recente intervista a WWD. «Quello che porto in tavola è un abbigliamento concettuale e intellettualmente sexy, che non riesco a trovare in giro. Fondamentalmente sto facendo vestiti che voglio indossare. Sono una designer espressiva e schietta». I suoi caratteristici look scuri e gotici saranno sotto i riflettori durante lo show Spring Summer 2026 intitolato “Cage of Innocence”. Lo spettacolo sarà messo in scena all’interno di una casa che ha lo scopo di replicare un’antica dimora rurale, non così diversa dal rifugio di campagna di Maria Antonietta, Hameau de la Reine, a Versailles. Probabilmente, proprio sulla scia della regina più famosa di Francia, nello show vedremo tantissimi abiti bianchi, riproposti in un’insolita versione di sensualità, staccandosi dunque dallo stigma di verginità e matrimonio.

Importante, per la crescita del marchio, anche l’ampliamento del reparto accessori: la sua borsa di debutto, che vedremo in passerella, sarà disponibile in tre varianti, in pelle, in effetto pitone e in tessuto, lo stesso utilizzato per gli abiti couture della collezione. La borsa presenta un design simile alle doctor bag vintage, con uno specchio compatto appeso a una catena sul lato. «Se qualcuno sta comprando couture da me, vorrei anche fornirgli una borsa che si abbini al suo vestito. Non disegno pezzi singoli, disegno tutto come un look completo», ha dichiarato, aggiungendo che il suo sogno è poter aprire boutique fisiche al Palais Royal di Parigi e a Venezia, sua città preferita al mondo. Sogni ambiziosi di una ragazza ribelle che ha saputo credere in sé stessa senza demordere, dimostrando al mondo che le “fallen women” non cadono ma sanno volare altissimo.

[📷 dilarafindikoglu.com]

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