Paris Photo: torna a Parigi la fiera più importante della fotografia internazionale

Paris Photo, la più importante fiera internazionale dedicata alla fotografia, è tornata nella capitale francese, più precisamente nella maestosa cornice del Grand Palais, da sempre cuore pulsante delle esposizioni artistiche da tutto il mondo. Aperta ai visitatori dal 7 al 10 novembre 2024, questa edizione segna un ritorno atteso dopo il lungo restauro del Grand Palais e anche questa volta si preannuncia promettente. Considerata come una delle istituzioni più importanti del mondo della fotografia, dal 1997 Paris Photo si impegna per il sostegno e la promozione dei nuovi talenti della fotografia, fungendo da stimolante coacervo di gallerie, editori e artisti.

Con quasi 200 espositori provenienti da tutto il mondo, la fiera offre ai collezionisti e agli appassionati d’arte una panoramica completa della fotografia, che va dalle opere storiche ai giovani talenti emergenti. Concede anche un posto essenziale agli editori e ai commercianti di libri d’arte, con edizioni rare, lanci di libri e sessioni di autografi con noti artisti contemporanei. Inoltre, offre un ricco programma che include mostre di istituzioni pubbliche e private, premi, discussioni animate da artisti, curatori e critici invitati, nonché eventi speciali che esplorano la storia del mezzo fotografico e le pratiche emergenti. Il programma “À Paris pendant Paris Photo” propone una selezione di mostre in tutta la città in associazione con partner istituzionali.

Un’ulteriore iniziativa della manifestazione si focalizza ulteriormente sulle donne, attraverso il programma “Elles × Paris Photo” a supporto delle fotografe, che per questa edizione prende una nuova forma che possa permettere una visibilità sempre maggiore dell’artista.

Tra gli spazi più interessanti di questa edizione, non si può non citare la galleria Christian Berst, che ha scelto di dare visibilità al lavoro di John Kayser e alle sue foto vintage morbidamente erotiche, principalmente ritraenti donne californiane nelle loro stanze. Ciò che rende interessante Kayser è il fatto che sia stato scoperto postumo, nel 2007. Anche gli artisti giapponesi sono ben rappresentati in questa edizione. All’Écho 119, le opere di Sakiko Nomura, con le sue atmosfere oniriche e oscure, ma anche placidamente romantiche.

Anche lo stand di Daisuke Yokota presso la galleria Steiglitz19; sebbene Yokota porti la fiamma della generazione Provoke giapponese, ha creato un’estetica molto distinta che sembra allo stesso tempo contemporanea e orientata al futuro, come evidenziato anche nelle sue tre solarizzazioni uniche. Ma vale davvero anche la pena dare un’occhiata alla super selezione di stampe di artisti già noti come Nobuyoshi Araki, Daido Moriyama e Eikoh Hosoe, il leggendario fotografo scomparso a settembre 2024.

Allo stand di Suzanne Tarasieve, Mari Katayama unisce le forze con l’artista ucraino Boris Mikhailov per sondare la complessa relazione tra performance e identità. Nei suoi autoritratti, Katayama posa con una sedia, imitando le cariatidi, le figure femminili che fungono da supporto nell’architettura classica greca. Combinando il suo corpo con protesi e scultura, solleva domande sugli ideali di bellezza. Nel suo modo assurdo e oltraggioso, Mikhailov persegue anche la liberazione all’interno della cornice fotografica nella sua serie I Am Not I, realizzata dopo il crollo dell’Unione Sovietica

[📷 instagram: katayamari]

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