Pamela Anderson parla del padre della psicologia analitica, Carl Jung: “Mi ha davvero aiutata a capire la mia stessa mente”

In occasione di un’intervista con “The New Yorker”, la protagonista di The Last Showgirl, Pamela Anderson, è tornata a parlare di un tema a lei molto caro. Nelle clip pubblicate sui canali social del portale, intitolate “How Carl Jung Impacted Me”, ovvero “Come Carl Jung mi ha influenzata”, l’attrice ha raccontato nuovamente della propria fascinazione per il padre della psicologia analitica, oltre che antropologo e filosofo svizzero.

«Mi alzo alle quattro del mattino e scrivo tutti i giorni, e si insinua sempre lì. “Memories, Dreams, Reflection” è il suo primo libro che ho letto, e sono sempre stata affascinata dalla psicologia, ma anche dalla mitologia e dalle favole» ha affermato Pamela parlando di come lo psichiatra sia stato fondamentale nel suo processo di apprendimento. «Dove tutto è cominciato? Ero una teenager e leggevo molto Carl Jung, tutti i suoi libri sapete, da “Alchemy” ai suoi lavori meno noti. Mi ha davvero aiutata a capire l’arte ma anche la mia stessa mente e la mia immaginazione, i miei stessi sogni e il mio subconscio. Ne ero così affascinata. Ho persino visitato la sua casa quando sono stata a Zurigo. Ho scoperto dove fosse la sua casa, ho incontrato suo nipote che mi ha fatto fare un tour della casa e la sua libreria profumava ancora del fumo della pipa».

@newyorker

The Swiss psychiatrist and psychotherapist Carl Jung “really helped me understand art, but also my own mind and imagination,” Pamela Anderson says. The actor, who stars in the new film “The Last Showgirl,” talks about the impact Jung had on her—and why he always reminded her of her grandfather. #carljung #psychology #thelastshowgirl

♬ original sound – The New Yorker

«Penso che [Jung] abbia realmente influenzato la mia vita» prosegue poi l’attrice addentrandosi in un particolare parallelismo tra il filosofo e suo nonno, definito da lei come “un poeta” profondamente vicino alla natura. «È stata la persona a me più vicina. L’ho perso quando avevo 11 anni, quindi parlavamo già di mitologia prima di quel momento. Parlavamo finlandese e Carl Jung mi ha sempre ricordato mio nonno».

[📷 IPA]

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