Opportunità o rischio? Perché le borse stanno entrando tra le proposte di sempre più brand inaspettati

Negli ultimi giorni è arrivata una notizia che ha fatto storcere il naso ad alcuni e riflettere altri: Alo, brand attualmente sulla cresta dell’onda sui social e noto soprattutto per le sue collezioni sportswear per yoga e pilates, indossato da tutte le it-girl del momento, ha ampliato la sua proposta e si è lanciato nel settore delle borse di lusso. Una borsa di lusso da un brand che vende leggings e top sportivi? Sì, e le qualità decantate delle borse di questa nuovissima collezione, così come i prezzi che raggiungono i 3.600 dollari, fanno davvero pensare a un prodotto di lusso.

Le borse di Alo sono progettate a Los Angeles dalla ALO Design House e realizzate a mano a Firenze da artigiani che lavorano la pelletteria pregiata da generazioni. Sono realizzate in pelle di provenienza responsabile, e ogni dettaglio è stato attentamente curato: dalle cuciture a mano e dal bordo dipinto, fino all’hardware forgiato su misura. Inoltre, ogni borsa viene abbinata a un cristallo d’intenzione selezionato singolarmente, di cui non ce ne sono due uguali, per portare sempre con sé l’energia dei cristalli. I modelli, seppur ben realizzati, non presentano innovazioni particolari: dal bauletto alla tote, fino al secchiello, tutti caratterizzati dal logo Alo in evidenza. Protagonista della campagna è l’it-girl più richiesta del momento, Amelia Gray, volto delle passerelle e delle campagne globali per i più grandi brand del lusso, ⁠la cui presenza eleva la percezione della collezione, allineandola agli standard delle grandi campagne del settore.

Un’opportunità che, però, può rivelarsi un’arma a doppio taglio: ampliare la propria offerta potrebbe permettere di raggiungere una nuova fetta di consumatori, ma snaturare un brand può avere l’effetto opposto. Le borse di Alo a 3000 dollari hanno inevitabilmente generato confusione nel pubblico, abituato ai completi sportivi che da sempre costituiscono l’identità del brand. Cos’è oggi Alo e cosa rappresenta? Qual è il suo posizionamento? Domande che molti consumatori si pongono e che il marchio dovrà chiarire, se vuole evitare di compromettere il legame con il proprio pubblico storico e risultare di nuovo credibile.

Alo non è stato l’unico: solo nell’ultimo mese, il marchio di prêt-à-porter Nili Lotan, l’azienda di accessori fondata dall’influencer Aureum Collective, gli stilisti di Los Angeles Jamie Haller e Janessa Leone e il brand Guizio hanno annunciato nuove linee di borse. È ancora presto per dire se queste iniziative si riveleranno un successo commerciale, ma vista la generale impennata dei prezzi delle borse di lusso – basti pensare alla Chanel Classic Flap, che costava 5.800 dollari nel 2019 e oggi arriva a 11.300 dollari – molti consumatori potrebbero preferire marchi percepiti come più equilibrati tra prezzo e qualità, consapevoli che brand come Chanel e Alo, solo per fare due esempi noti, non sono paragonabili: se il primo rappresenta un investimento duraturo nel tempo, il secondo è soprattutto una mossa di marketing pensata per il consumo e la visibilità, più che per la rivalutazione futura.

[📸 Instagram: alo]

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