Avere 24 anni. Spesso critici, fan, persone qualunque, pensano che i personaggi con un nome ormai conosciuto che vediamo in televisione o ascoltiamo in radio, siano attaccabili da ogni fronte. Anche e soprattutto gratuitamente. Ma, ci spiace rompere il giochino, non è così. Figuriamoci poi per chi è ancora molto giovane. Il caso di Olly è uno di questi. Nel mentre che le sue canzoni diventavano sempre più popolari, le date live sempre più grandi, i successi aumentavano, il meccanismo si è messo in atto. C’è chi dirà che le regole del gioco sono chiare, certo. Purtroppo non è né la prima, né l’ultima volta che accadrà. Ma allora è giusto ricevere il parere di questo cantautore, “reo” di aver vinto l’ultima edizione del Festival di Sanremo: voglio vivere l’età che ho. Applausi. Ce lo ha raccontato pochi giorni fa, in una sempre più freddolosa Milano, per presentare “Tutta Vita (Sempre)”. Non un semplice repack dell’album tra i più di successo dell’ultimo anno abbondante, ma l’ennesima dimostrazione di quanto la capacità artistica di Federico Olivieri sia quanto mai a fuoco.
Uscito lo scorso venerdì, 26 settembre, il disco è un progetto collettivo capace di raccontare le esperienze e i sentimenti condivisi da un’intera generazione, ma che resta al tempo stesso profondamente intimo, perché riflette il percorso di crescita che l’artista ha condiviso con la sua famiglia di amici in dodici mesi intensi di emozioni. Ed è questo uno degli ingredienti più speciali non solo del repack, ma di tutto il percorso artistico del cantante genovese fino a qui: la condivisione della vita con gli amici. Che poi viene riportata a parole da Olly e musicalmente da Juli, uno dei producer migliori che abbiamo in Italia senza ombra di dubbio.

È sempre tutta vita
“Così così” è il brano che apre il nuovo lavoro discografico, un brano diretto senza fronzoli. Sofferto in qualche maniera, ma scanzonato. Perché raccoglie in qualche maniera quello che dicevamo poc’anzi. Che «tutti sanno tutto, tutti parlano». E spesso male di chi in quel momento è sulla cresta dell’onda. Quello che è successo a Olly, dopo aver vinto il Festival di Sanremo con “Balorda Nostalgia”, che ha visto “shitstorm” nascere spesso senza motivo. «Diciamo che, dopo tutto quello che è stato Sanremo, ho conosciuto per la prima volta la sensazione di stare veramente sulle palle a tante persone», ci ha raccontato.
«Quando arrivi in un contesto come quello (Sanremo, ndr), che diventa mainstream puro, arrivi anche a chi non ha voglia di ascoltarti e di conseguenza, comprensibilmente, si lamenta del fatto che ti ascolta. E io questa cosa, insomma, ci sto facendo il callo. Dopo i primi mesi che, devo ammettere, è stato difficile proprio vivere con questa cosa qua. Perché leggevo insulti senza senso, proprio dal nulla, di persone che attaccavano non solo l’arte, la musica, ma anche la persona che la fa. Secondo me in un modo ingiustificato, tendenzialmente, come ho sempre notato anche nei confronti dei miei colleghi, questa cosa faceva male. Poi a un certo punto sono riuscito, grazie a Juli di base che è riuscito a portarmi su questo brano qua, a leggere gli insulti che vedevo su internet con l’interesse di sfruttarli per sfogarmi di base in musica. Perché poi questa è un pochino la regola di quello che deve essere tutta la mia storia, da qui a quando morirò. Ne parlerò in musica quando ci saranno cose di questo tipo di cui sfogarmi. Sarà il mio mezzo, perché poi quando parlo faccio un pochino più fatica».
Tutto abbastanza chiaro, no? Musica, musica, musica. E non banale. Sia per i contenuti, ma anche per il sound che ormai sta diventando un marchio di fabbrica. Un mix tra il contemporaneo più contemporaneo ed echi del passato, perché il cantautorato non è una semplice scuola, ma un tesoro da non disperdere. E anche musicalmente è bello percepire l’utilizzo di strumenti non sempre comuni, come già dimostrato da Olly, Juli e la loro band, anche e soprattutto dal vivo. Perché il fine, alla fine, è quello: canzoni che restino e da cantare insieme agli altri. Con gli amici, con i fan, dall’Arci Bellezza all’Ippodromo, dal club allo stadio. Missione, per ora, compiuta. Nonostante le dimensioni siano cambiate, l’attenzione pure.
“Voglio restare un ragazzo”
«Io sono una persona molto riservata. Sono un ragazzo, anche questo che è da dire sia per quanto riguarda “Così Così” sia per quanto riguarda poi “Il Brivido Della Vita”, che vuole essere un ragazzo. Quindi io combatto tutti i giorni per potermi prendere il mio caffè al bar, per poter andare al ristorante, perché è diventato difficile. Cioè io ho scoperto ad agosto di nuovo cosa significa uscire senza l’ansia, perché la città era vuota e potevo andare a correre vestito in modo discutibile, senza pensare che qualcuno mi riprende e il giorno dopo sono su TikTok. Quindi il fatto che io sia nato in questa generazione non significa che non mi tocchino certe cose. Però allo stesso tempo la mia guerra interna, tra virgolette, è esattamente questa. Mi reputo una testa pensante, in una condizione come questa posso solo pensare al triplo», dice ancora Olly.
Che poi si è soffermato su un commento ricorrente, dopo Sanremo. «Mi sono interfacciato anche tanto con il commento “L’industria che vi spreme”. Quest’anno sono passato in tre anni a suonare dall’Arci Bellezza a riempire posti da 30.000 persone. E quindi sento la pressione di gente che in qualche modo si sente di dovermi far sapere che devo stare attento. Come se il mio nemico fosse il tour, fosse il successo. Non è così. Il mio nemico è quell’entità che deve sempre dire la sua. Però io in tour fumo la metà, non bevo, mangio bene, mi alleno. Mi alleno poco, però comunque mi salva la vita quella situazione lì. Perché mi responsabilizza. E io quindi sono contentissimo di fare questi step, uno per uno, come li sto facendo».
Il desiderio di vivere la vita e i suoi brividi
Step necessari, salvifici quasi. Come la domenica commovente che racconta in “Questa domenica”, altro brano contenuto nel disco e svelato in anticipo, con grande successo. Nel viaggio di “Tutta Vita (Sempre)” si alterna spensieratezza come in “Occhi Color Mare”, “Depresso Fortunato”, ma anche riflessione e la voglia di riappropriarsi di una quotidianità che spesso, per artisti di questa portata, diventa quasi un po’ anche del pubblico. Ma non dev’essere così per Olly, che ai suoi fan dà tanto musicalmente, ma si è ripreso, come ci ha detto, a poco a poco la sua vita di cui vuole godersi i suoi brividi, come ha cantato in “Il Brivido Della Vita”.
«Questa è la canzone proprio da carovana, più di tutte secondo me. Il bridge che è da dove è stato preso il titolo, nasce da un’esigenza di ripetersi. Volevo scrivere una cosa articolata, poi ci ho pensato ed era più bello ripeterla. Anche pensando ai concerti a tanta gente unita che canta “Il Brivido Della Vita”. Che poi cos’è, anche ascoltando le strofe? Le cose semplici, semplicemente voler ammettere che ogni tanto si ha la voglia anche di sentirsi un coglione o un deficiente. Ed è una sensazione che penso che tutti abbiamo provato quasi quotidianamente, quantomeno io. E la mia personale e molto peculiare volontà di stare sempre sul bilico dell’esasperazione, cioè quindi arrivare a quel punto di magari non sentirmi lucido, e non parlo di sostanze psicotrope, parlo proprio di lasciarsi andare. Un punto di vista quasi decadentista della cosa, arrivare proprio al punto di non avere più metri di paragone e vivere semplicemente le cose per come arrivano».
La storia dietro “Buon Trasloco”
“Come noi non c’è nessuno” non è altro che la versione acustica di “Per due come noi”, cantata con Angelina Mango, tornata in coppia con lui durante l’ultima data dell’Ippodromo a Milano. Una versione intima e sempre emozionante, anche senza la Mango. A cui segue “Balorda Nostalgia”, canzone che non ha bisogno di presentazioni. Ma è sul finale che arriva la botta definitiva, in quello che, almeno secondo chi vi scrive, è la perla più preziosa ed emozionante tra i nuovi brani del lavoro di Olly. Si chiama “Buon Trasloco”, che si apre con un pianoforte quasi “vaschiano” e che oscilla lentamente sul filo delle emozioni e della commozione. Dove ogni parola non è messa a caso e arriva dritta al cuore e allo stomaco. Lo rivolta e spiega cosa vuol dire rimanere lì, da soli improvvisamente con tante domande da voler fare.
«Io sarei contento se una persona comunque riuscisse a dedicarla o a pensare a quell’amico, quell’amica, quella persona importante nella vita, che veramente effettivamente ha preso, ha fatto un viaggio lontano, non ci si sente più. Magari si è litigato, si è scazzato, è lontana e non c’è comunicazione. Nell’effettivo è una canzone nata per un motivo chiaro: eravamo a Padova all’ultima data del tour, festa gigante e a un certo punto io e Juli siamo spariti e non ci trovava nessuno. Eravamo chiusi in una stanza a piangere, a parlare di tutto quello che stava succedendo. E io gli ho fatto una promessa e gli ho detto guarda manca ancora qualcosa al disco, dobbiamo farlo, ci siamo guardati e ci siamo capiti di cosa dovevamo parlare. Poi il vero trip che mi sono fatto io è stato “tutta vita”, sempre vivere, vivere, vivere, ma nella vita c’è anche la morte, dobbiamo parlare pure di questo. Quest’anno il papà di Juli è mancato, quattro giorni dopo che è uscito il disco. Quindi è stato per lui in particolare molto forte tutto quello che è successo quest’anno, per me, come un fratello che prova le cose in simbiosi con lui, altrettanto difficile, non immaginerò mai a che livello. Però quello che mi sono detto è che volevo cercare di raccontarlo, quindi ho pesato ogni frase, ogni parola, assieme a lui in studio, chiedendo quasi il permesso per poterla scrivere, per sapere se effettivamente poteva avere senso».
Aveva senso, molto senso. Merito del tatto di Olly e della delicatezza con cui con Juli ha costruito un abito musicale meraviglioso. Una collaborazione che in realtà è una simbiosi e che permette di realizzare momenti magici come questo. Come l’assolo di fisarmonica, strumento che suonava il padre del producer, “ereditato” in questo brano proprio da Juli. «Io su questo brano più degli altri, io ho fatto il mio e poi glielo ho lasciato a lui. Infatti un giorno è arrivato da me e dice: “Ho suonato”. E vabbè c’è questo assolo assurdo di fisarmonica che io trovo molto emozionante». «Per me è più difficile, però è un regalo sicuramente molto bello che mi è servito tanto – dice Juli -. È una canzone che secondo me il fatto che l’abbia scritta una persona che non ha vissuto la stessa cosa, è la cosa bella. Nel senso che per quanto sia tosta per chi ha passato la mia stessa cosa è scritta in un modo che è leggero al punto giusto. Me l’ascolto anche il mattino, quando c’è il sole, son preso bene. Perché è troppo bella. È la fine raccontata in un modo dritto, ma anche bello: cercare di vedere il bello anche in una fine, che in questo caso è anche la fine del nostro album di un percorso di un momento di vita indimenticabile».
Un tour nei palasport, prima del Gran Finale
Chiusura di un cerchio, di vita e di musica. L’ultima canzone dell’album sarà anche tra le ultime del tour che Olly si appresta ad affrontare. In partenza da stasera, 4 ottobre 2025, dalla sua Genova, lentamente toccherà i palasport delle principali città italiane in 20 date già sold out. A cui si sono aggiunte tre date nel 2026 allo Stadio Ferraris di Genova, proprio, per lo speciale “Tutti a casa”, facendo tornare la musica oltre 20 anni dopo l’ultima volta con Vasco Rossi nello stadio della “sua” Sampdoria (e del Genoa). Tre concerti importanti, 18, 20 e 21 giugno 2026, e anche questi sold out, a cui si aggiungono inoltre due nuovi appuntamenti con cui Olly concluderà più di un anno di concerti e performance dal vivo. Le nuove date de Il Gran Finale saranno il 30 giugno 2026 al Rock in Roma (Ippodromo delle Capannelle) e il 3 luglio alla Reggia di Caserta (Piazza Carlo di Borbone).
«C’è da dire che è stato un anno incredibile e questo è innegabile, c’è da dire che un tour emozionante come quello di dicembre 2024 è difficile farlo, perché quello è stato il primo tour. Io vedo ancora oggi dei video della data di Roma, l’ultima, in cui piango come un coglione. Siamo proprio scoppiati in quel momento, cioè, c’era una tensione, un lavoro di anni che è arrivato alla sua massima espressione per noi in quel momento. Per l’Ippodromo vi posso raccontare che mi sono preparato dal 3 di agosto, andavo al parco sotto casa a picchiare gli alberi, a fare le ripetute con i guantoni, era una scena… se ho dei vicini che hanno visto chissà cosa pensano. Però ecco, dopo quel momento c’è stata un’enorme presa di consapevolezza di essere capaci di fare quello che stiamo facendo, di avercelo, di avercelo in un modo particolare, diverso da quello che abbiamo attorno. L’energia che c’è sul palco, abbiamo provato con le nuove componenti della band, alla fine, una settimana e mezzo, sembrava che suonassimo insieme da tre mesi, come ce la sentivamo noi sul palco, quindi, sono certo che in quelle condizioni si crea un’energia pazzesca», continua Olly.
Un passo che alla fine non si è rivelato più lungo della gamba, ma che anzi ha dato una consapevolezza ulteriore in vista del futuro. «Il fatto di aver fatto l’Ippodromo prima dei palazzetti, in qualche modo, era difficile mentalmente, prima di fare l’Ippodromo, col senno di poi, penso ci abbia aiutato tantissimo. Perché sarà una nuova dimensione, ma abbiamo gestito delle moli più grandi a questo punto, quindi saremo capaci di farlo, per poi concludere con un evento che avremo mille modi per parlarne, credo, perché sarà proprio qualcosa di gigante per la mia città. Però fare gli stadi a Genova è una mossa che non avrei mai immaginato di poter fare, proprio perché è inagibile quello stadio da anni».
Lavori e rischi da assumersi che non vede l’ora di assumere. Un momento finale per un percorso straordinario e unico, senza la necessità di bruciare le tappe e dover arrivare a fare gli stadi a tutti i costi, escludendo la situazione di Genova che è diversa. «Ci voleva proprio quello step lì per dire “faccio gli stadi”, perché per me gli stadi sono ancora una dimensione lontana, in cui so che posso arrivare, so che posso farlo bene, ma lo voglio fare con molta calma. Ovviamente, a eccezione di Genova, che a parte la capienza dello stadio, che è una capienza relativamente limitata rispetto ad altri posti dove possiamo andare a suonare, è la metà di San Siro circa. Però in una città dove non si suona, dove non si porta musica live. Quindi spero che sia un qualcosa che faccia iniziare un percorso alla mia città in generale, ai miei colleghi». Insomma, un gran finale degno di un grande percorso.
[📸 Courtesy of Words For You / ©️ Andrea Bianchera]