Notre-Dame risorge dalle ceneri, celebrata da personalità illustri e rappresentanti del lusso

Sono passati cinque anni dall’incendio che lasciò Notre-Dame parzialmente distrutta, un evento che scosse il mondo intero. Contro ogni previsione dei più scettici, dopo aver smantellato quello che è stato soprannominato il “cantiere del secolo”, la cattedrale ha riaperto ufficialmente le sue porte al pubblico il 7 dicembre 2024, con una cerimonia che ha visto la partecipazione di circa 2500 persone tra leader mondiali, personalità illustri e rappresentanti del lusso, celebrando la rinascita di un simbolo di Parigi e un esempio di resilienza e speranza.

L’evento è iniziato con i solenni rintocchi di “Emmanuel”, la campana più importante di Notre-Dame, attiva sin dai tempi di Luigi XIV. Successivamente, l’arcivescovo di Parigi, Laurent Ulrich, ha bussato con il bastone pastorale, realizzato con legno recuperato dall’incendio, alle porte della cattedrale. Un gesto simbolico ha preceduto l’ingresso degli alti prelati nella cattedrale, ora tornata a splendere in tutto il suo splendore gotico, attesi all’interno da un pubblico d’eccezione che ha assistito a questo momento storico. Tra i presenti, personalità politiche come Donald Trump, Elon Musk, il principe William, il presidente Emmanuel Macron con la moglie Brigitte, Giorgia Meloni, Sergio Mattarella con la figlia Laura, e Volodymyr Zelensky. Numerosi esponenti del lusso francese hanno reso omaggio all’evento, tra cui Bernard Arnault, François-Henri Pinault, e membri delle rispettive famiglie, che hanno avuto un ruolo cruciale nella ricostruzione della cattedrale.

Dopo l’incendio del 2019, le donazioni delle famiglie Pinault e Arnault, ⁠rispettivamente 100 e 200 milioni di euro, cui si aggiungono i 200 milioni della famiglia Bettencourt-Meyers, hanno dato impulso a una mobilitazione globale. Le donazioni complessive hanno superato gli 840 milioni di euro, dimostrando un’incredibile solidarietà internazionale nei confronti di uno dei luoghi più emblematici di Parigi e della Francia. In una dichiarazione rilasciata a “WWD”, François-Henri Pinault ha espresso la gioia della sua famiglia per la riapertura: «La famiglia Pinault è molto felice della riapertura di Notre-Dame, cinque anni dopo il devastante incendio che ha profondamente colpito tutti i francesi e gli amici della Francia nel mondo. La famiglia è particolarmente lieta che il suo gesto sincero e spontaneo, la donazione annunciata la sera del 15 aprile 2019, abbia ispirato un’ondata straordinaria di sostegno da parte di altri mecenati e donatori. È una grande fonte di orgoglio, ma è soprattutto un lavoro collettivo. C’è stata una straordinaria effusione di generosità, dai più modesti ai più ricchi, e anche da altri luoghi fuori dalla Francia. È praticamente un lavoro universale ed è un grande orgoglio farne parte».

Attraverso un post pubblicato su Linkedin, invece, Antoine Arnault ha dichiarato: «Mentre Notre-Dame de Paris, luogo di spiritualità e simbolo della storia di Francia, riapre le sue porte al pubblico, è un’emozione vederla rinascere, cinque anni dopo il devastante incendio che l’ha colpita. Sono orgoglioso dell’impulso di generosità che è pervenuto da tutto il mondo, al quale il Gruppo LVMH e la mia famiglia hanno voluto contribuire fin dai primi istanti, consentendo così il restauro di questo gioiello del nostro patrimonio. L’impegno del Presidente della Repubblica Emmanuel Macron, del generale Jean-Louis Georgelin, tragicamente scomparso lo scorso anno, così come quello degli altri attori e partner coinvolti nel restauro di Notre-Dame de Paris è stato determinante. Cinque anni fa, eravamo tutti sotto shock davanti alle immagini di Notre-Dame de Paris in fiamme. Oggi celebriamo una prodezza: la sua rinascita in tempi record grazie a un’eccezionale mobilitazione. Questo cantiere fuori dagli schemi ha messo in luce l’eccellenza del know-how francese e il talento di quasi 2000 architetti, operai e artigiani di tutti i mestieri. Tutti impegnati a ridare vita a Notre-Dame de Paris, grazie soprattutto alla trasmissione secolare del mestiere da parte dei costruttori di cattedrali. La Madonna si alza di nuovo, in tutta la sua maestà, pronta ad accogliere e ispirare il mondo».

Anche la moda ha svolto un ruolo chiave in questo evento storico. Jean-Charles de Castelbajac ha disegnato i paramenti liturgici indossati dai membri del clero, unendo tradizione e modernità: per l’occasione ha scelto il bianco, colore simbolo di festività come il Natale e la Pasqua, arricchito da dettagli dorati che richiamano i colori della croce e di altri elementi che compongono l’identità visiva della cattedrale. I capi, realizzati in collaborazione con Le19M, hanno coinvolto le maison Lesage, Montex, e Goossens, tra gli altri. Hermès, invece, tramite l’atelier Puiforcat, ha creato oggetti liturgici come i calici, progettati da Guillaume Bardet. 

Durante la cerimonia, Brigitte Macron ha indossato un cappotto doppiopetto abbinato a una borsa Lady Dior. Anche Carla Bruni ha scelto Dior, indossando un cappotto grigio già sfoggiato durante un incontro con la Regina Elisabetta II nel 2008. Salma Hayek, invece, al fianco di François-Henri Pinault, ha optato per un elegante cappotto verde oliva con dettagli in fake-fur. La riapertura di Notre-Dame è stata una celebrazione non solo del patrimonio culturale francese, ma anche la straordinaria collaborazione globale, simbolo immortale di fede e arte, che accoglie ora nuovamente il mondo, rinnovata e splendente come non mai.

[📸 IPA]

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