C’è chi parte e chi va. Arriva un momento nella vita in cui bisogna fare i conti con le ambizioni, magari lasciando casa, amici, affetti, ma soprattutto la famiglia. Vi è mai capitato di ritrovarvi con la vostra valigia carica di speranze su un treno e vedere fuori dal finestrino vostro padre e vostra madre che vi salutano, trattenendo le lacrime per non farci stare in pensiero? È il momento in cui diventiamo grandi, quello che trasforma il rapporto conflittuale, vissuto fino ad allora, in amore illimitato. Quello che delimita per ogni chilometro attraversato, un motivo in più per tornare il prima possibile e riabbracciarsi.
Ma che valore ha un abbraccio? Negli ultimi giorni su “X” – o meglio Twitter – molti hanno dibattuto sulla presenza “eccessiva” di alcuni genitori in circostanze come il primo giorno di università. “È troppo”, “Non sono bambini”, dicono. Ma chi non si è mai sentito in imbarazzo per un gesto in più dei propri genitori? Un po’ tutti. Ma se ci pensiamo anche quello è amore, che pone i nostri famigliari più stretti come ancore di salvezza fondamentali e di cui, per esempio, una volta che ci allontaniamo dalla nostra città, percepiamo la mancanza.
D’altronde c’è chi l’amore lo sottovaluta quando ce l’ha a portata di mano. Ma è quando lo vedi allontanarsi che ti rendi conto di quanto ti manchi. Si trasforma, muta a seconda del contesto e assume un valore diverso. Un volo per tornare a casa, una videochiamata, un regalo, un pacco con i prodotti che ti facevano sentire a casa – quelli “di giù” sapranno di cosa parliamo -, le telefonate. Quelle sofferte in cui la vita ci ha buttato giù e a fare da spalla alle nostre lacrime, seppur a distanza, sono loro.
Papà e mamma, anche se ormai siamo grandi. Quelli che anche dal tono della voce riescono a percepire le sfumature di tristezza, gioia, ma anche ansia perché vogliono sapere cosa stai facendo, se hai fatto gli esami, se stai lavorando, se hai mangiato. Tutto ha un valore diverso quando sei lontano. E non c’è cosa più bella, quando quella distanza si comprime. È lì che forse torniamo bambini, è lì che forse ritorniamo nel posto in cui volevamo stare ma che abbiamo lasciato.
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