Quando il lusso ce l’hai nelle vene, il settore in cui riversi la tua passione diventa quasi secondario. Tutti conoscono Bulgari, il marchio di alta gioielleria fondato a Roma nel 1884 da Sotirios Bulgari, ma in pochi sanno che suo nipote, Nicola Bulgari, ha coltivato fin dall’infanzia un amore viscerale per le auto americane, trasformandolo in un progetto unico nel suo genere.
Il cuore di questa passione si trova in Pennsylvania, dove Bulgari ha riportato in vita un vecchio cinema drive-in degli anni ’50, il Boulevard Drive-In Theater, oggi riconvertito in un centro interamente dedicato alla sua collezione. Quel che un tempo era un luogo di ritrovo per il cinema all’aperto, chiuso negli anni ’80 dopo circa 40 anni di attività, è diventato oggi un vero e proprio tempio dell’automobilismo americano, che restituisce l’atmosfera dell’epoca d’oro delle quattro ruote a stelle e strisce.
Nasce così il NB Center for American Automotive Heritage, museo privato fondato circa dieci anni fa da Nicola Bulgari. Secondo il New York Times, l’imprenditore ha investito almeno 10 milioni di dollari per dare vita a questa realtà che oggi ospita circa 200 auto d’epoca della sua collezione personale, con altre 100 conservate in Italia. Dai modelli Chrysler a Chevrolet, da Oldsmobile a Studebaker fino a un’ampia selezione di Buick – il suo marchio del cuore – ogni veicolo è stato restaurato con cura. Il centro non è aperto al pubblico, ma nel tempo ha accolto club automobilistici, ricercatori, studenti e organizzazioni filantropiche, oltre a prestare i veicoli per occasioni speciali.

La collezione racconta la storia dell’automobile americana dagli anni ’20 alla metà degli anni ’50, una produzione destinata in gran parte alla classe media, ma dotata di uno stile unico. Bulgari conosce a memoria ogni dettaglio dei suoi esemplari: anno, marca, specifiche, data e luogo di acquisto. La sua passione, ha raccontato, risale all’infanzia, alla fine della Seconda guerra mondiale: «Ho visto per la prima volta le auto americane nel 1946 a Lugano, in Svizzera. Non devo descrivere com’era Roma nel 1946, dopo la guerra. Era spaventoso. Quindi, vedere quelle magnifiche auto è stato quasi uno shock».
La sua prima automobile acquistata fu una Buick, indimenticabile. A quell’acquisto ne seguirono molti altri modelli reperiti presso venditori in tutto il mondo. Un percorso che lo ha portato a creare non solo una collezione privata, ma un vero archivio vivente di cultura americana: «Le auto americane avevano qualcosa nello stile che le auto europee non hanno mai avuto», ha sottolineato.
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