“NextEra”: il roadshow che mette il benessere al centro, con la voce degli esperti

Negli ultimi 60 anni, l’aspettativa di vita in Italia è aumentata da 62 a 83 anni e solo nell’ultimo decennio il numero di centenari è cresciuto di oltre il 30%. Tuttavia, la longevità non è solo una questione genetica: questo fattore incide per circa il 20%, mentre l’80% dipende dallo stile di vita. 

Questi sono solo alcuni dei dati emersi ieri, 28 marzo 2025, durante la tappa milanese di “NextEra”, il roadshow presentato da TNB Project – Azimut nelle principali città italiane per approfondire i concetti di benessere psicofisico ed economico, con il contributo di pratiche innovative ed esperti del settore.

Il Teatro San Babila si è trasformato in una tavola rotonda dove specialisti hanno condiviso conoscenze ed esperienze in un dialogo moderato da Fabio Arioldi, CEO della Business Area 3 di TNB Project – Azimut, sul tema della longevità e oltre. Tra i relatori, il medico ed endocrinologo Ascanio Polimeni, il biologo e biohacker Manuel Salvadori, l’amministratore delegato di Azimut Capital Management SGR Marco Fazi e il CTO di EMC³ Solution Stefano Bertacchi. Un percorso dedicato alla scoperta di pratiche innovative per il benessere psicofisico ed economico, per imparare a prendersi cura di se stessi e rivoluzionare il proprio approccio alla vita, al futuro e alla gestione dei risparmi. La longevità, infatti, non significa solo vivere più a lungo, ma farlo in salute.

Lo ha spiegato chiaramente il dottor Ascanio Polimeni, sottolineando come la longevità dipenda soprattutto dal miglioramento dello stile di vita. L’invecchiamento, ha affermato, «è scandito da un’interazione costante, dinamica e quotidiana tra geni e ambiente». L’epigenetica studia proprio questa interazione, che determina il nostro stato di salute o malattia, nonché la velocità dell’invecchiamento, oggi misurabile anche attraverso test specifici. «Lo stile di vita è un intervento fondamentale», ha aggiunto, «perché gli studi dimostrano che, intervenendo su almeno quattro dei pilastri della lifestyle medicine – nutrizione, attività fisica, gestione dello stress, rispetto dei ritmi circadiani (il sonno), limitazione di sostanze nocive come fumo e alcol, e i social contact – può garantire almeno dieci anni in più non di aspettativa di vita, ma di vita senza malattie per la donna, e otto per l’uomo».

Il primo intervento, quindi, è proprio quello legato alla medicina dello stile di vita. Ma non solo: «L’area più futuribile è quella in cui oggi non abbiamo ancora un farmaco, un integratore o un ormone validato come anti invecchiamento», ha spiegato il medico, aggiungendo: «È un’area su cui si sta lavorando grazie alle società finanziarie che supportano la ricerca sull’invecchiamento, sia da un punto di vista diagnostico che relativa a particolari cure».

La ricerca, infatti, sta facendo importanti passi avanti: «Si stanno studiando moltissime molecole, sia naturali che di sintesi, e ci sono dei farmaci molto interessanti sotto trial. Da molecole note, come quelle che nascono per curare il diabete (che è in realtà un modello di invecchiamento accelerato) ma anche molecole interessanti come la rapamicina, di cui sentirete parlare nei prossimi anni, perché in alcuni studi fatti negli animali, dove l’effetto placebo non c’è, sta dando ottimi risultati e siamo in attesa di delineare il tipo di somministrazione e dosaggi, o il tipo di terapia. La ricerca sta lavorando molto per individuare cocktail di molecole con effetti genoprotettivi».

L’incontro milanese di “NextEra” ha offerto una visione chiara: vivere più a lungo e farlo in salute è possibile. Non esiste una formula magica, ma un insieme di scelte quotidiane, supportate dalla medicina, dalla scienza e dalla tecnologia, che fanno parte di un percorso che si costruisce ogni giorno.

[📸 Courtesy of TNB Project – Azimut]

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