200 mila abbonati in meno registrati solo nel primo trimestre. È il dato annunciato, per la prima volta da oltre dieci anni, ieri sera da Netflix, principalmente dovuto alle restrizioni applicate in Russia e all’aumento del costo degli abbonamenti tra Stati Uniti e Regno Unito. Un numero che è destinato ad aumentare, come riferisce il colosso degli streaming, oltre all’inizio di una politica di repressione contro la condivisione degli account. Pare infatti che siano più di 100 milioni le famiglie che stanno infrangendo le sue regole condividendo le password.
Giù anche il titolo in Borsa
Il calo degli abbonati va di pari passo con i ricavi della società, cresciuti solo del 9,8% a 7,87 miliardi di dollari, con l’utile che scende a 1,6 miliardi dagli 1,71 miliardi di dollari dell’anno scorso. Giù anche il titolo: a Wall Street, infatti, le azioni di Netflix sono sprofondate al -22,5%. Lo scenario è molto peggiore rispetto a quello immaginato dai vertici. Ci si aspettava un ribasso, dovuto al riassestamento dopo la pandemia, che aveva fatto schizzare il numero degli abbonamenti, ma non così basso.
I motivi del calo (che non sembra fermarsi)
Nelle previsioni, infatti, il colosso degli streaming prevedeva di crescere di 2,5 milioni di abbonati. Ipotesi completamente rovesciate, dato che Netflix avrebbe già contato di perdere altri 2 milioni di abbonati nel prossimo trimestre. Tra la concorrenza con altri colossi come Disney e Apple, la guerra in Ucraina, con le dovute restrizioni in Russia, e l’incapacità di sfondare su mercati esteri, lo scenario appare sempre più cupo.