Neri Parenti, il regista dei cinepanettoni: «Un genere finito per mancanza di attori, soggetti e soldi»

È uno dei registi più celebri della commedia italiana, capace di incasellare successi al botteghino uno dietro l’altro. Stiamo parlando di Neri Parenti, uno dei padri dei cinepanettoni, ma anche storico regista di vari film di “Fantozzi”, dove ha incontrato Paolo Villaggio, accompagnandolo anche in altre pellicole. Fu lui, a 29 anni, a dirigere “Fantozzi contro tutti”, dopo l’addio di Luciano Salce, e riguardo Villaggio dice: «Paolo era cattivissimo, eppure lo amavano tutti. Se scopriva un tuo punto debole eri finito», racconta nel corso della lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera. Degli scherzi del mitico attore, scomparso nel 2017, il regista ha molti aneddoti. Come quello a Massimo Boldi, prima del debutto al Derby, storico locale milanese: «Aveva il terrore di impappinarsi. Paolo gli suggerì di masticare ghiaccio tritato con succo di limone prima di uscire in scena. “Vedrai, ti scioglie la lingua”. Invece gliela bloccò».

Neri Parenti ha accompagnato l’Italia nelle sue varie epoche, raccontando sfumature che al cinema hanno fatto ridere ed emozionare milioni di telespettatori. Storico collaboratore di Steno, il papà dei Fratelli Vanzina, quelli con cui in contemporanea esordì al cinema, con due produzioni differenti, prima di diventare anche collaboratori. Il suo primo film da regista si chiamava infatti “John Travolto… da un insolito destino”, nel 1979, tutt’altro che un grande successo. «Era proprio una schifezza. Nello stesso giorno uscì anche il primo film di Carlo Vanzina, Figlio delle Stelle, con Alan Sorrenti. Li proiettavano in due cinema attigui in piazza Giulio Cesare. Io e Carlo, seduti su una panchina, controllavamo l’affluenza. Non venne nessuno, né per me né per lui. A parte una comitiva di coreani che credevano di vedere davvero un film con Travolta», dice.

A proposito dei Cinepanettoni, Parenti reputa quel genere, tanto fortunato all’epoca, ormai morto. «Ormai purtroppo un genere finito, per mancanza di attori, di soggetti e di soldi». Vicissitudini che colpirono altri titoli di quel genere, come nel 2001, anno in cui sarebbe dovuto uscire “Natale a New York”, ma l’attentato alle Torri Gemelle, proprio in concomitanza con le riprese, stoppò tutto. «Avevamo già girato mezzo film, ultime scene proprio a Fiumicino, prima di imbarcarci. Era l’11 settembre. Attentato alle Torri Gemelle. Non partimmo più. Aurelio de Laurentiis non si voleva arrendere. “Tra qualche giorno sarà tutto a posto, ve lo garantisco”. Gli attori insorsero. “Che ne sai? Hai parlato con Bin Laden?”. “Non ancora. Renata, mi cerchi il signor Bin Laden!”, ordinò lui alla segretaria, che non batté ciglio. “Certo, dottore, casomai lascio un messaggio”. Ripiegammo su Amsterdam e il titolo diventò Merry Christmas».

Dalla separazione Boldi-De Sica, a Diego Armando Maradona attore nel suo “Tifosi”, fino all’uragano Katrina che mise in difficoltà le riprese di Natale a Miami nel 2005, o gli aneddoti su “Natale sul Nilo”. Ma in 52 film, Neri Parenti avrà incontrato anche attori cani? «Nessuno, li scelgo sempre io, se non sono bravi non li prendo. Il problema semmai c’è con quelli non professionisti, come Emilio Fede e Vittorio Sgarbi. Beh, loro un po’ cani erano».

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