L’apertura della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte conferma ancora una volta Venezia come osservatorio privilegiato per leggere le trasformazioni del panorama artistico globale. Come abbiamo già sottolineato, il focus della Biennale 2026 si concentra su narrazioni e prospettive che si collocano fuori dall’asse occidentale, esplorando le “minor keys” della contemporaneità: sistemi epistemologici, memorie e visioni rimaste ai margini della storia dominante. Ma la Biennale è anche il luogo in cui osservare l’evoluzione del rapporto tra lusso e cultura contemporanea. Se in passato i grandi brand si limitavano a presidiare il calendario con eventi collaterali, oggi il loro ruolo appare radicalmente trasformato. Le maison si muovono sempre più come istituzioni culturali, intrecciando identità produttiva, ricerca curatoriale e progettualità di lungo periodo all’interno dei luoghi simbolo della Laguna. Una presenza sempre più strutturata, già evidente anche durante la Design Week appena conclusa a Milano.
Il panorama degli interventi è ampio e attraversa i nodi vitali della città. Bottega Veneta rafforza il dialogo con la Pinault Collection sostenendo la personale di Lorna Simpson a Punta della Dogana; Fondazione Prada occupa Ca’ Corner della Regina con una riflessione incisiva sulla cultura visiva americana attraverso Arthur Jafa e Richard Prince. Sul fronte istituzionale, il Gruppo Zegna diventa main sponsor del Padiglione Italia, legando il proprio “pensiero verde” alla ricerca materica di Chiara Camoni. Accanto ai grandi nomi emergono nuove realtà, come la Fondazione Dries Van Noten, che debutta a Palazzo Pisani Moretta con un progetto interdisciplinare dedicato al dialogo tra artigianato, arte e sperimentazione. Dalla Biblioteca Marciana, dove Fondazione Bvlgari riflette sul tema della memoria attraverso le artiste del suo premio, fino alle performance di Jordan Roth, la moda a Venezia 2026 sembra voler abbandonare la semplice logica della visibilità per assumere un ruolo più intellettuale e curatoriale, proponendosi come custode di un sapere artigianale e culturale che oggi assume anche il valore di una forma di resistenza.
Fondazione Dries Van Noten: “The Only True Protest is Beauty” a Palazzo Pisani Moretta
Per Dries Van Noten, la bellezza non coincide mai con il semplice esercizio decorativo: è tensione, attrito, possibilità critica. Con l’inaugurazione della Fondazione Dries Van Noten, il 25 aprile 2026, il designer belga presenta una mostra-manifesto dal titolo eloquente: The Only True Protest is Beauty. Insieme al compagno di vita e di visione Patrick Vangheluwe, Van Noten costruisce un progetto che supera la dimensione espositiva per trasformarsi in dichiarazione culturale. Il titolo, ispirato a un verso di Phil Ochs, suggerisce che nei momenti di crisi la ricerca dell’armonia possa diventare un gesto autenticamente sovversivo. A fare da scenario è Palazzo Pisani Moretta, trasformato per l’occasione in uno spazio fluido e vivo, lontano dalla rigidità museale. Attraverso venti sale distribuite sui tre livelli del Piano Nobile, Van Noten orchestra personalmente un percorso immersivo che riunisce oltre duecento opere. Qui moda, gioiello, arte e ricerca materica dialogano senza gerarchie, mentre l’artigianato viene celebrato come linguaggio universale capace di attraversare discipline e culture.
Bottega Veneta: “Lorna Simpson. Third Person” a Punta della Dogana
Per Bottega Veneta, Venezia non è mai stata soltanto una cornice estetica, ma una parte fondante della propria identità culturale. Lo dimostra la sponsorizzazione esclusiva di Lorna Simpson. Third Person, la grande personale che aprirà il 29 marzo 2026 a Punta della Dogana. Curata da Emma Lavigne per la Pinault Collection, la mostra segna il ritorno in Europa, dopo oltre dieci anni, di una delle figure più autorevoli dell’arte contemporanea americana. Lorna Simpson, nata nel 1960, ha ridefinito negli ultimi decenni il linguaggio dell’immagine, passando dalla fotografia concettuale degli anni Novanta a una pittura sempre più stratificata e viscerale, capace di interrogare memoria, identità e costruzione del racconto collettivo. Per Bottega Veneta, questa collaborazione rappresenta un ulteriore capitolo di un dialogo ormai consolidato con la Pinault Collection, dopo i progetti dedicati a Thomas Schütte, Pierre Huyghe e Bruce Nauman. Una sintonia che si fonda sulla stessa attenzione al dettaglio, sul valore del tempo lento e su una concezione dell’artigianato come pratica culturale oltre che produttiva. Il progetto, realizzato in collaborazione con il Metropolitan Museum of Art di New York, attraversa vent’anni di ricerca dell’artista tra collage monumentali e dipinti originariamente presentati alla Biennale curata da Okwui Enwezor nel 2015. Parallelamente, la maison sosterrà anche If All Time Is Eternally Present a Campo Manin, realizzato insieme alla Fondazione Pier Luigi Nervi: un intervento pubblico di forte impatto visivo e culturale che trasforma l’architettura della città in superficie narrativa.
Fondazione Prada: “Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince” a Ca’ Corner della Regina
Ci sono immagini che non si limitano a rappresentare il reale, ma lo assorbono, lo manipolano e lo restituiscono come feticcio o denuncia. È questa la tensione che attraversa Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince, la mostra ospitata da Fondazione Prada negli spazi di Ca’ Corner della Regina. Curata da Nancy Spector, l’esposizione mette in relazione due figure radicali della cultura visiva americana, accomunate da un approccio che trasforma l’appropriazione in strumento critico. Arthur Jafa e Richard Prince agiscono come archeologi dell’immaginario contemporaneo: recuperano immagini provenienti da YouTube, social media, pubblicità, letteratura pulp e cultura popolare, riassemblandole in una narrazione disturbante e profondamente politica. Le oltre cinquanta opere in mostra compongono una geografia delle contraddizioni americane. Da una parte Jafa riflette sull’estetica della Blackness e sull’urgenza di ridefinire la rappresentazione afroamericana; dall’altra Prince oscilla tra critica della mascolinità bianca e fascinazione per il lato oscuro del sogno americano. Anche il titolo, Helter Skelter, evoca simultaneamente caos, spettacolo e violenza: dai Beatles fino all’ombra inquietante delle teorie razziali di Charles Manson. Il risultato è una mostra volutamente instabile e indisciplinata, accompagnata da una zine inedita che raccoglie le immagini scambiate dai due artisti durante la costruzione del progetto. In questo confronto serrato, l’America emerge come territorio attraversato da fratture insanabili: spiritualità e schiavismo, libertà e voyeurismo, intrattenimento e trauma. Jafa e Prince trasformano l’eccesso visivo contemporaneo in uno strumento di analisi critica, ricordando come oggi il vero gesto di resistenza passi ancora attraverso la capacità di guardare.
Zegna: Padiglione Italia con “Con te con tutto” di Chiara Camoni
Per Zegna, il sostegno al Padiglione Italia non rappresenta soltanto un’operazione di mecenatismo, ma una dichiarazione di continuità culturale. In occasione della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, il gruppo guidato da Gildo Zegna diventa Main Sponsor del progetto Con te con tutto di Chiara Camoni, curato da Cecilia Canziani e visitabile dal 24 maggio al 22 novembre. Il rapporto tra Zegna e il mondo dell’arte affonda le radici in una storia iniziata oltre dieci anni fa con ZegnArt e trova oggi un’estensione naturale nella pratica di Chiara Camoni. La ricerca dell’artista, fondata su materia, trasformazione e relazione con il paesaggio, dialoga direttamente con i filati del Lanificio Zegna, con elementi minerali e vegetali provenienti dal territorio biellese e con quella visione ecologica che da sempre caratterizza l’Oasi Zegna. Il Padiglione Italia si trasforma così in un ecosistema in cui natura, rito e artigianato convivono, restituendo alla materia una dimensione poetica e collettiva. Come ha spiegato Gildo Zegna, sostenere il Padiglione significa proseguire un impegno storico verso territorio, cultura e manifattura italiana, riaffermando il valore di un dialogo costante tra impresa e ricerca artistica. Un legame che si rafforza ulteriormente con la mostra personale dedicata a Chiara Camoni all’Oasi Zegna, curata da Ilaria Bonacossa e inaugurata il 22 maggio. Un ponte ideale tra Venezia e le Alpi biellesi, che ribadisce come il vero lusso contemporaneo risieda nella capacità di generare valore culturale nel tempo.
Espace Louis Vuitton: “The Evil Eye” di Clément Cogitore
Con The Evil Eye, ospitata all’Espace Louis Vuitton di Venezia nell’ambito del programma Hors-les-murs, Clément Cogitore propone una riflessione fredda e lucidissima sulla condizione contemporanea. Artista da sempre interessato ai territori di confine tra etnografia, rito e linguaggio cinematografico, Cogitore osserva la persistenza delle dinamiche rituali all’interno della società globalizzata. Attraverso found footage, scenari artificiali e immagini sovraesposte, l’artista costruisce una critica radicale alla spettacolarizzazione del reale e alla felicità artificiale prodotta dal consumismo. Vincitore del Prix Marcel Duchamp nel 2018, Cogitore utilizza il green screen come metafora di un’identità prefabbricata, costruita attraverso immagini e simulazioni. In un mondo che trasforma anche lo spazio urbano in merce, The Evil Eye invita a diffidare della rappresentazione e a recuperare una dimensione più profonda e complessa dell’esperienza umana.
Fondazione Bvlgari alla Biblioteca Nazionale Marciana
Tra alta gioielleria e memoria culturale esiste un terreno comune: il concetto di lascito. È attorno a questa idea che si sviluppa il primo progetto espositivo ufficiale della Fondazione Bvlgari alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia. Sotto la guida di Jean-Christophe Babin, la maison coinvolge due artiste legate al MAXXI Bvlgari Prize in una riflessione sul rapporto tra archivio, conoscenza e trasformazione. Nel Vestibolo, Monia Ben Hamouda presenta Fragments of Fire Worship: sculture luminose al neon che evocano una scrittura ancestrale, sospesa tra gesto calligrafico e ritualità del fuoco. Nel Salone Sansovino, Lara Favaretto conclude invece il progetto Momentary Monument – The Library attraverso una monumentale scaffalatura composta da libri selezionati non per rarità ma per densità documentale, arricchiti da immagini provenienti dal proprio archivio personale. In un’epoca dominata dalla smaterializzazione digitale, Favaretto restituisce fisicità e vulnerabilità al sapere, riaffermando il valore della circolazione e della memoria condivisa. Partner della Biennale fino al 2030, Bvlgari consolida così una visione culturale fondata sulla ricerca e sulla trasmissione del sapere. Se a Milano il Bvlgari Hotel ospiterà una scultura di Monia Ben Hamouda, a Venezia la maison dimostra come il vero patrimonio da custodire oggi sia la capacità di mantenere viva la memoria trasformandola in esperienza contemporanea.
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