Miu Miu FW 2026: Semplicità e discomfort

A chiudere la settimana della moda parigina e la stagione Fall/Winter 2026 è Miu Miu, che ha sfilato oggi a Parigi con una collezione che appare come una sintesi perfetta tra il DNA del marchio e il momento contemporaneo che stiamo vivendo. Il ritorno all’essenziale che abbiamo visto emergere in questa stagione, per esempio in Alaïa e in Gucci, trova qui un ulteriore sviluppo. Ma, come spesso accade nella moda, motivazioni simili producono risultati molto diversi.

Per Pieter Mulier da Alaïa, la semplicità rappresentava un gesto di reazione a un momento storico e socio-politico complesso e carico. Anche in relazione al suo imminente addio alla maison, la scelta è stata quella di congedarsi con una collezione discreta e meno rumorosa. Gucci, invece, ha utilizzato l’essenziale come strumento per ricostruire un’identità e un immaginario visivo: qui la riduzione serviva a riportare gli abiti al loro archetipo.

Con Miuccia Prada, la logica è diversa. L’essenziale diventa qui una tela bianca su cui proiettare il suo universo più profondo: quello della quotidianità, ma soprattutto dell’inserimento di un fattore “scomodo”, dell’elemento che disturba e rompe l’armonia. Questo elemento di disturbo non è una novità per il brand, anzi, è parte integrante della sua genesi, ma in questa collezione in particolare il contrasto tra questo elemento e la semplicità delle linee fa risuonare l’insieme come estremamente attuale.

La sfilata si svolge in un setting che richiama un bosco autunnale, immerso in tonalità scure. In questo scenario sfilano modelle dall’aspetto quasi elfico, una dimensione che non diventa però mai realmente fiabesca o eterea ma mantiene piuttosto un sapore arcaico e volutamente oscuro.

Ed è proprio questa tensione a generare la sensazione dominante della collezione: un sottile discomfort, una sorta di glitch visivo che attraversa tutti i look. Questo elemento “off” si manifesta in diversi dettagli:
capelli tirati indietro in modo scomposto, fermati da cerchietti sottili a zig-zag; silhouette volutamente squilibrate; combinazioni inaspettate; e in generale una costruzione dell’outfit che sembra sempre leggermente fuori asse o un controsenso, come la combinazione sandali aperti su giacche pesanti.

Il filo conduttore della collezione è proprio questo: l’imperfezione come linguaggio, il disturbo che anima di realtà ogni look. Il ritorno alla semplicità, che in Miu Miu fa da controparte a questo disturbo si traduce innanzitutto negli abiti babydoll, ripetuti in diverse varianti: senza maniche o a maniche lunghe, in pelle oppure in tessuti leggeri volutamente stropicciati. Accanto a questi compaiono completi con giacche corte abbinate a pantaloni lunghi e dritti, leggermente svasati verso il fondo. I capispalla sono pochi: soprattutto giacche in tessuto tecnico con bordi di pelliccia, proposte in versione midi o cropped.

Protagonista assoluta è la pelle, declinata in completi, giacche e abiti.
Tra gli accessori spiccano i cappelli, in particolare colbacchi di pelo chiaro, impreziositi sul retro da gemme e strass e occhiali da sole dalle lenti sfumate nei toni caldi. Gemme e strass tornano verso la fine, ricamati su top o abiti corti in organza, e in maxi orecchini.

Una collezione questa che, possa piacere o meno, si posiziona, a mio parere, come una forte presa di posizione, un ribadire il proprio posizionamento nei confronti del panorama moda, del mondo attuale, ma ancor più forse nei confronti delle sue stesse origini.


[📷 IPA]

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