Milano non è più sicura

Siamo ancora punto e a capo. I casi di cronaca a Milano non diminuiscono e ci fanno pensare a un’unica cosa: nella città meneghina non c’è niente da star tranquilli. Un ragazzo di nome Michele, giovedì scorso, è stato aggredito in pieno giorno nelle strade del rinomato quartiere di Brera. Stava facendo una commissione, nel tardo pomeriggio, quando tre ragazzi l’hanno braccato, mettendogli una mano attorno al collo e bloccandogli il polso. Un orologio. Era questo il motivo dell’accerchiamento.

L’ennesimo segnale di quella che non sembra tanto una capitale europea, ma sempre di più il far west. Strade che diventano autentiche terre di mezzo, in balia di delinquenti e pericoli costanti. Prendete Corso Como, via centralissima nota per la presenza di numerosi locali. Lì i casi di furti e violenze, e nelle vie traverse, non si contano più. Per citarne alcuni, quasi due mesi fa un calciatore 20enne è stato derubato persino delle scarpe. Una ragazza, invece, a inizio aprile, all’uscita da una nota discoteca, è stata attirata da un uomo che l’ha condotta in un parcheggio e ha abusato di lei tutta la notte.

Definirlo lo sbando è dire poco. Il Corriere della Sera, lo scorso 7 maggio, aveva conteggiato ben 9 violenze sessuali in città nel giro di poco più di 2 mesi. Numeri horror che non si sono fermati a quel giorno. Perché ancora a maggio se ne sono contati minimo altri tre, tra Stazione Centrale, Porta Venezia e ancora Corso Como. Allora, parliamoci chiaro: vogliamo ancora dire che non ci sia un problema sicurezza e che i dati sono in calo, come ha detto in passato il sindaco Beppe Sala? Ci si è sciacquati la bocca con la richiesta di aiuto dal ministero, dell’arrivo di nuovi agenti, ma qui non cambia assolutamente niente. È mai possibile continuare a rimanere inermi di fronte a una città che non ha il benché minimo presagio di tranquillità, anche in pieno giorno, anche in zone centrali della città? Tutte domande a cui manca ancora una volta una risposta coerente, del sindaco Beppe Sala e delle autorità competenti. Ma non a parole, bensì con i fatti.

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