Da oggi, 17 gennaio 2025, fino al 21, Milano sarà come sempre scenario della Fashion Week dedicata alle collezioni Fall Winter Menswear. Un appuntamento fisso che, come ogni anno, segna l’inizio del fashion period che terminerà definitivamente solo con il mese di marzo. Il momento è complesso e i remi in barca sono stati tirati fin troppo. Le aspettative? Abbiamo imparato a non farcele più, forse per evitare delusioni cocenti come quelle dello scorso settembre e per lasciarci stupire, qualora ci fossero piacevoli colpi di scena, pensando che il cambiamento sia ancora possibile. Più che possibile, necessario.
Tra i nomi di punta che sfileranno nel capoluogo meneghino, eccellenze come Dolce&Gabbana, che ci ricordano ogni anno l’importanza di una visione coerente e fedele nel tempo, ma soprattutto il valore aggiunto della manifattura artigianale, fiore all’occhiello del Made in Italy spesso dimenticato a favor di tendenze fugaci e destinate ad appassire velocemente. Prada, altra voce di culto, nella scorsa stagione dedicata al menswear ci aveva mostrato un’alternativa alla realtà quotidiana, un modo distorto, dispotico, a tratti disturbante, di approcciarsi allo stile. Una messa in discussione in generale che non vuole volutamente parlare un linguaggio specifico, ma innescare delle domande, probabilmente in relazione alle incertezze del periodo. “Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante” diceva Nietzsche, e se da una parte l’incerto può aprire mondi interessantissimi, d’altra parte un settore come quello fashion comincia a sentire un’urgenza di risposte più concrete. Risposte che non sappiamo ancora se ci verranno date dal duo Miuccia Prada e Raf Simons.
Speriamo senza dubbio di restare ancora piacevolmente affascinati dalle suggestioni di Magliano, un brand che negli ultimi anni ha saputo conquistare consensi di critica e pubblico, tant’è che definirlo ancora emergente sarebbe decisamente inappropriato. Quello di Luca Magliano è un mondo prezioso per il panorama italiano, grazie alla capacità di raccontare un’intimità autentica e inedita, pervasa da sperimentazioni auliche e funzionali, rendendolo un unicum al momento tra creatività e funzionalità, poesia e design reale, pensato per essere indossato e non solo ammirato in passerella.
Da tenere d’occhio anche JordanLuca, che a tratti ci convince e a tratti no, scadendo talvolta nel voler far parlare di sé a tutti i costi, senza darci una visione davvero univoca di quello che vuole rappresentare come marchio. Poi ancora i grandi del sartoriale come Brioni e Zegna e Giorgio Armani, un tripudio di classicità che ci piace sempre guardare ma al tempo stesso ci lascia tiepidi, come immobili a un evergreen che resta una certezza ma forse talmente tanto certa da toglierci ogni entusiasmi d’attesa. Grandi assenti Gucci e Fendi, che sfileranno direttamente a febbraio unendo insieme le collezioni uomo e donna.
È il pubblico che non sa più sorprendersi di quello che vede o è la moda che non sa cosa raccontare? Non vogliamo essere pessimisti, anzi siamo fortemente convinti che una svolta avverrà e che sarà proprio una reazione a questo momento complicato, ma speriamo fortemente di vedere segnali di ripresa, che non siano solo quelli millantati alla stampa dai vari amministratori delegati, ma segnali tangibili fatti di tessuti e cartamodello, che dalle passerelle ai negozi, fino al nostro guardaroba, sappiano raccontare l’inizio di un nuovo significativo capitolo.
Per ora, nessuna aspettativa, ma speriamo di aggiornarci molto presto.
[📷 instagram: jordanluca]