C’è una regola non scritta nei rapporti, ai tempi di WhatsApp. Quando sei nel momento meno opportuno ti arriva sempre un vocale che tendenzialmente supera il minuto. Contenuto? Spesso cose che potrebbero essere racchiuse in un messaggio scritto, toh, massimo due. Succede anche a voi o solo a chi sta scrivendo questo pezzo? No, comunque questo non vuole essere un articolo di denuncia, ma quasi un sondaggio. Perché da quando l’app di messaggistica più famosa del mondo introdusse per la prima volta questa funzionalità, nel 2013, nulla è più stato come prima.
C’è chi l’ha apprezzata tanto, perché permetteva di sentire la voce della persona cara, senza la necessità della telefonata, ma anche senza la freddezza di un messaggio scritto. Ma c’è anche chi invece non è stato molto felice, perché “se ti volevo sentire ti chiamavo” o semplicemente, perché “non ho tempo per ascoltarti per tot minuti”. Sì, perché diciamocelo, c’è chi se ne approfitta e forse prende un po’ troppo alla lettera quello che dicevano i Thegiornalisti in “Felicità Put*ana” nel 2016. «Ti mando un vocale di dieci minuti, soltanto per dirti quanto sono felice», sì ok, però forse un po’ meno.
Sarà forse per questo che da Meta sono corsi ai ripari inserendo l’opzione per velocizzare l’ascolto dei messaggi, oppure la più recente trascrizione degli audio? Forse. In fondo di vocali ogni giorno ne vengono inviati milioni e milioni, e non tutti possono magari subito ascoltare il messaggio. Sia chiaro, è una funzionalità super utile, soprattutto quando magari c’è da spiegare un concetto un po’ più contorto o che è più difficilmente comprensibile trascritto. L’importante è che si sappia una cosa: non siamo tutti podcaster…
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