Medioevo: il “secolo oscuro” è tornato ed è tendenza

C’è qualcosa di incredibilmente affascinante nel passato, ma se ci sono epoche, come ad esempio il ‘700 con i suoi sfarzi e il suo edonismo, o l’Antico Egitto con i suoi misteri, che rappresentano lo zoccolo duro di tutti gli appassionati di storia, e non solo, ci sono dei periodi che non hanno sempre goduto di grande popolarità, proprio per la loro incapacità di essere facilmente comprensibili. E quando parliamo di questi periodi storici non possiamo non parlare di Medioevo. Bistrattato sin dall’antichità, definito il “secolo buio”, il Medioevo ha sempre vissuto una popolarità a fasi alterne; se per il Rinascimento rappresentava un momento da dimenticare per la storia dell’umanità, dobbiamo aspettare il Romanticismo dell’800 per una sua completa rivalutazione; per i Romantici il secolo oscuro fu anche il periodo dove l’irrazionale prese spesso e volentieri il sopravvento sul razionale, dove se da una parte la Chiesa rappresentava il potere massimo di tutto il sistema, dall’altra si alimentava tutta una tradizione popolare fatta di leggende, stregonerie, cavalieri e antichi manoscritti, simbologie misteriose, riti sacri svolti nei boschi, un immaginario fantastico che ben si sposava con la spinta verso l’ignoto e l’esoterico dell’800. Non è un caso che proprio nel Medioevo Dante scrive la Divina Commedia, partorendo non solo la più grande opera letteraria mai esistita ma mettendo per la prima volta nero su bianco la possibilità di “un oltre” dopo la vita terrena.

E se vi dicessimo che il Medioevo sta tornando, e ha trovato terreno fertile in quel macro cosmo digitale che è internet e i social networks? La spinta sembra arrivare proprio dalla Gen Alpha, ovvero i giovani giovanissimi, che nel marasma di una società sovraesposta da anni scelgono per reazione il linguaggio criptico e ben poco decodificabile del periodo più misterioso della storia dell’umanità, facendo ricorso a quello che sui social è stato già definito “Sigilcore”. I codici dell’occulto che spaziano dalla Wicca alla stregoneria nera, font gotici, armature e draghi, il tutto farcito e mescolato abilmente con la post internet aesthetic e musica che prende ispirazione dall’Hyperpop ma con sfumature più scure, per un risultato unico dove esoterismo, geek culture e dark-goth rivivono in una sub-culture tutta digitale che vanta già un gran numero di adepti. Account come Medievalistic celebrano il ritorno di questa estetica nella contemporaneità, con una serie di riferimento che vanno dal cinema all’arte.

La moda e il Medioevo si sono spesso incontrati e nelle ultime stagioni non ha fatto eccezione. Da Chopolowena ad Ashely Williams, dalla couture di Balenciaga FW23 dove gli abiti armatura incontrano derby dalla punta allungata, ma anche Dilara Findikoglu, Alexander McQueen, Blumarine e Rabanne FW23. Impossibile non pensare alla cantante Grimes ai Met Gala 2021, quando ha sfoggiato un look degno dei migliori fantasy con tanto di spada da cavaliere, o l’armatura indossata da Zendaya ai Met Gala 2018. Un trend frequente quello delle armature per la giovane attrice, dato che ne ha sfoggiato una versione più space di Mugler in occasione della premiere di Dune. Scenari distopici e apocalittici quelli del film con Timothee Chalamet, che in un certo senso richiamano le atmosfere oniriche del Medioevo ma in chiave sci-fi. Un secolo che cinematograficamente è sempre stato presente, proprio per la sua capacità di raccontare mondi fantastici che al cinema prendono vita facilmente. Dalle leggende del Lancillotto e Ginevra al Braveheart di Mel Gibson, dalla Giovanna D’arco di Luc Besson con una Milla Jowowich in capelli a scodella e armatura fino a cult fantasy come Il Signore degli Anelli dove la bellezza dell’elfo Arwen/Liv Tyler continua ad essere considerata un’icona beauty, ma anche il successo degli anni ’10 di Games of Thrones.

Che sia proprio un desiderio da parte delle nuove generazioni di ignoto, anonimato e mistero come reaction a generazioni che per anni hanno documentato la loro vita sui social media, comprovato anche dall’utilizzo che la GenZ e la Gen Alpha fanno di piattaforme come Instagram: pochissimi post, se non un feed completamente privo di immagini, avvalgono la tesi secondo cui i giovanissimi tendono a nascondere, a sottrarre, piuttosto che all’esposizione spasmodica dei Millennials. Che quello del Medioevo sia soltanto l’ennesimo escamotage visivo per trasmettere un sentimento sociale ben più radicato?

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