Non è facile ritrovarsi nell’olimpo dei tennisti più grandi e poi percorrere il buio. Non è facile nemmeno per i più forti del mondo, e Matteo Berrettini, fino a poco tempo fa, in quel prestigioso club era uno degli iscritti più accreditati. Merito del suo talento, di un soprannome eloquente, “The Hammer”, di una forza martellante, per l’appunto, che l’ha visto sbucare tra i nomi più importanti del tennis, imponendosi a più riprese. Uno che, insieme all’attuale fenomeno nostrano e mondiale, Jannik Sinner, è l’unico tennista italiano ad aver raggiunto almeno i quarti di finale in tutti e quattro i tornei del Grande Slam. Negli anni ha mostrato di che pasta è fatto.
Uno dei tennisti italiani più forti
Nel 2019 arrivò agli US Open ad accarezzare un’ipotetica finale, uscendo però solo in semifinale contro un certo Rafael Nadal; nel 2021 a Parigi, sulla terra rossa, è arrivato ai quarti di finale del Roland Garros, uscendo contro Djokovic. Lo stesso Nole, che poche settimane più tardi, vinse sì Wimbledon, ma battendo e soffrendo più del previsto nella finale del prestigioso torneo sull’erba. Dopo il 2022, quando agli Australian Open, uscì ancora in semifinale contro Nadal, le difficoltà per Berrettini sono aumentate. Fino a quando i problemi fisici sembravano aver bloccato l’ascesa di quella che a tutti gli effetti si stava imponendo come una stella del tennis.
Gli infortuni e il buio
Era il 31 gennaio 2022, quando raggiungeva il suo best ranking storico, arrivando al sesto posto nella classifica ATP. Un traguardo meritato, che purtroppo da quel momento lo ha visto vivere più bassi che alti, venendo spesso anche criticato per la sua vita fuori dal campo. Specie nell’ambito sentimentale, con attacchi sui social gratuiti. Matteo tutto questo lo ha purtroppo percepito, ma lo ha anche introiettato per rigettarlo fuori sotto forma di impegno ulteriore. Sì, perché nel momento in cui gli infortuni, finalmente, gli davano pace, ha ripreso la corsa per tornare a essere quello che ha fatto sognare un Paese intero con i suoi dritti e i suoi colpi migliori. A 28 anni si è rimboccato le maniche, e il 2024 potrebbe rappresentare davvero l’anno della sua rinascita. A Marrakech ha riconquistato un trofeo, a Stoccarda è arrivato fino in finale, nonostante i postumi di una tonsillite, a Gstaad ha battuto un certo Stefanos Tsitsipas in semifinale, testa di serie di quella competizione, conquistato il torneo 250, replicando poi a Kitzbuhel.
La promessa
E poi? E poi un obiettivo preciso, quello che nella passata stagione purtroppo gli è sfuggito dalle mani: vincere con i colori azzurri. Se l’anno scorso, mentre Sinner e compagni vincevano una Coppa Davis storica, lui non era sul divano di casa a fare il tifo per la squadra, nonostante l’infortunio gli impedisse di scendere in campo, a Malaga c’era anche lui al fianco dei compagni di squadra. Una presenza costante che lo ha visto festeggiare sì, il trionfo epocale, ma sempre con una punta di rammarico. Voleva esserci anche lui, ma sul campo, e da lì è scattata la scintilla. Come rivelato dopo la vittoria di ieri, domenica 24 novembre 2024, sempre a Malaga, che ha visto l’Italia incasellare uno storico bis nella massima competizione a squadre del tennis, l’anno scorso il capitano Filippo Volandri e Jannik Sinner dissero a Berrettini: la vinciamo insieme, l’anno prossimo.
Matteo Berrettini that is OUT OF THIS WORLD 🤯🌍#DavisCup | @MattBerrettini | @federtennis pic.twitter.com/zL2iDbtYkG
— Davis Cup (@DavisCup) November 23, 2024
C’è forse anche questo carico sentimentale nelle sfide che Matteo ha affrontato contro Argentina, Australia e poi Paesi Bassi, dove ha sfoggiato i suoi colpi migliori. Come accaduto nella semifinale contro l’australiano Thanasi Kokkinakis, quando sul 5-5, sotto 15-0 con battuta dell’avversario, risponde in ribattuta con un dritto morbido e incrociato, che manda fuorigioco qualsiasi controffensiva. Un colpo impeccabile che, come riporta il Corriere dello Sport, è uno dei suoi preferiti: «È un colpo che gioco abbastanza spesso e recentemente mi è riuscito anche con Gaston a Kitzbuhel. Non mi riesce sempre, ma stavolta è andata bene; nasce dai match sulla terra battuta romana, quando da bambino, in corsa, dovevo salvarmi in qualche modo».
Il dritto alla Castrichella
Un dritto alla Castrichella, ha detto, richiamando un ex tennista italiano del passato. Astuzia e capacità che hanno permesso a lui di vincere quel match e di accompagnarci, insieme a Sinner, alla finalissima da favoriti. E infatti contro Van de Zandschulp bastano due set (6-4, 6-2), prima dell’altra vittoria fondamentale di Sinner contro Griekspoor, per riaffermare che “The Hammer” è tornato, con tanto di “insalatiera” tra le mani. E speriamo che il 2025 sia l’anno della sua ulteriore consacrazione.
[📸 IPA]