Una mattinata frenetica di interviste, foto e filmati. È quella che Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli hanno affrontato pochi giorni fa, in occasione della presentazione della nuova edizione di MasterChef Italia, che ripartirà giovedì 15 dicembre su Sky e in streaming su Now. Un’occasione che succede alla fresca assegnazione della terza stella Michelin ad Antonino Cannavacciuolo che, insieme ai suoi colleghi, forma il trio più affiatato e amato della tv negli ultimi tempi. E saranno loro ancora una volta a giudicare gli aspiranti cuochi, li ascolteranno nelle loro storie e li seguiranno sfida dopo sfida fino alla finale. Il cooking show Sky Original, prodotto da Endemol Shine Italy, giovedì partirà con i Live Cooking, nei primi due episodi attesissimi. La prima occasione per gli aspiranti chef per farsi conoscere e per far conoscere la loro idea di cucina. Ognuno di loro avrà una dispensa a disposizione a cui accedere per preparare il loro piatto, prima di sottoporsi al giudizio dei tre chef. Le regole son sempre quelle: con 3 sì si accede alla Masterclass, con 2 sì c’è il grembiule grigio e quindi l’accesso alla fase intermedia delle Sfide per testare le loro abilità in cucina.
E nella conferenza stampa, i giudici celebrano l’importanza di uno show come Masterchef, uno dei format più longevi ormai della televisione italiana, capitanato da Bruno Barbieri, alfiere del programma e presente in tutte le edizioni. «Abbiamo cercato di alzare l’asticella. Ci sono un sacco di novità non solo nelle prove, ad esempio ogni skill test avrà dei supervisor che vengono dall’esterno, per tirare fuori il meglio», dice proprio lo chef bolognese. «La cosa interessante di questa edizione è che subito dall’inizio iniziano le sfide vere, già dai primi minuti», continua. Perché l’asticella si alza anno dopo anno e questa edizione non si vuole smentire. Le esterne avranno finalmente un respiro più ampio, dopo le difficoltà dovute al Covid. Bassano del Grappa, la Cascata delle Marmore, Tropea e Cervinia saranno le cornici in cui gli aspiranti chef verranno messi alla prova. E a chi chiede rispetto al passato, dove venivano anche lanciati piatti (riferimento non troppo velato a qualche vecchio giudice), se c’è stato un cambio di atteggiamento, Cannavacciuolo glissa così: «Io sono abituato che quando non finivo un piatto a casa mia, me lo ritrovavo la sera. Per cui i piatti non li lancio».
Ma dopo essere finiti loro, in qualche modo, da giudici a “giudicati”, dalle domande dei giornalisti presenti, c’è stato spazio anche per scambiare due chiacchiere un po’ più intime, anche ai nostri microfoni.
Ciao Bruno, Antonino e Giorgio. Masterchef ha cambiato il linguaggio popolare rispetto alla cucina. Visto che qui c’è un noto tiktoker, oltre a essere un grande chef (Bruno Barbieri ndr), cosa ne pensate di tutti gli aspiranti o veri chef che su TikTok, sui social, si approcciano a questo mondo?
Locatelli: «È importantissimo. La cucina cambia ogni giorno e il fattore social è importantissimo. Che questi ragazzi riescano a comunicare con i mezzi social e riescano a raggiungere due milioni di persone è una cosa importantissima, che magari noi come chef, che veniamo da una tradizione magari un po’ più vecchia, facciamo fatica a comunicare così. Lo chef solitamente comunicava con i 40-50-60 clienti che aveva lì ogni giorno. Invece aprire queste porte così secondo me è una cosa importantissima. È una carriera differente, sicuramente, non è che puoi prendere uno che fa TikTok e lo metti in un ristorante, non è capace di mandare avanti un ristorante. Così come se prendi uno che è capace di mandare avanti un ristorante e lo metti a fare TikTok non è capace. Son due lavori differenti. Però la nostra professione si sta aprendo veramente a tanti altri livelli».
Barbieri: «Io penso che sia fondamentale tutto quello che sta accadendo oggi su tutta la piattaforma social. Mettiamoci tutto: TikTok, Instagram, Twitter, tutte queste robe. Perché è fondamentale? Perché sono messaggi che la gente lancia da una parte all’altra del pianeta. Oggi sappiamo che cosa stanno cucinando in Nuova Papua Guinea, per dire. Ed è fondamentale perché lì c’è qualcuno che racconta un prodotto che nasce lì, che ha una storia lì. Racconto un fornitore, quindi io dalla Francia vado, capisco… cioè è un meccanismo straimportante. Io mi ricordo quando ho iniziato a fare il mio mestiere, che ero un ragazzino, per capire un prodotto che usciva dall’altra parte del mondo mi dovevo sbattere come un dannato. Oggi alla mattina mi sveglio, accendo il computer e capisco un sacco di cose. E conosco anche un sacco di cose nuove che non ho mai visto».
L: «Ma ti ricordi quando dovevamo andare a cercare le cose sui libri? C’erano tutti sti libri, ogni volta che cambiavi lavoro dovevi andare con tre valigie di libri. Adesso uno t’arriva, bum, bum, bum…».
B: «Finalmente questo mestiere è diventato un mestiere importante, ed è giusto che sia così».
Cannavacciuolo: «Sicuramente tutto questo fermento che c’è sui social porta a una velocità d’invecchiamento molto rapida, perché un piatto nasce oggi e domani già è vecchio. Perciò questo fenomeno che c’è sui social serve per la creatività. Il creativo crea ogni giorno. Perché ogni giorno vuole fare qualcosa di nuovo. Perché ormai veramente un piatto dopo un mese è vecchio. Una volta tu facevi un piatto, rimaneva nella storia vent’anni. Nessuno conosceva. Tu per conoscere quel piatto dovevi andare a mangiare in quel posto là. Oggi è talmente veloce che, veramente, dopo 6 mesi è vecchio. Cioè adesso questo passaggio del burro di cacao che andiamo a coprire dai dolci ai vegetali, per fare le forme dell’agrume, le forme delle verdure… già è diventato vecchio. È quello è stato un gioco bello, perché ha dato creatività, ma già è vecchio. Perciò chi sta al passo stimola sempre la tua creatività. Non ti puoi fermare, se vuoi stare su quel gioco là non ti devi fermare. Quindi ogni giorno creare, la notte devi pensare a quello che devi fare l’indomani di nuovo. E quello ti porta a essere più grande di altri».
L: «E poi alla fine della giornata, quei giovani che usano questi mezzi, alla fine diventeranno, a quelli che gli interessa, diventeranno tuoi clienti. Per cui è come una palestra per quello che stiamo facendo».
C’è un personaggio famoso a cui avete avuto paura di presentare un piatto, per timore del suo giudizio?
L: «Iginio Massari, tutte le volte che viene lui c’abbiamo già tutti paura, ancora prima che arrivi».
C: «È il successo per arrivare alla terza stella. Avere ogni giorno paura di chi si siede a tavola. Quello è il successo. Mai pensare che chi siede al tavolo dà per scontata la tua cucina o la tua bravura. Perciò sempre concentrazione quando si siede a tavola, pure se è un amico, pure se viene Giorgio a mangiare in un mio ristorante, pure se viene Bruno, che è un amico e stiamo tutti i giorni insieme, io gli darò sempre la massima concentrazione».
B: «Sai, io penso paura di nessuno. Perché comunque ogni giorno, per quanto mi riguarda, mi sono sempre messo in discussione e ho sempre cercato di fare il massimo di quello che potevo fare ogni giorno. Ancora oggi. Poi è normale che ci sono dei giornalisti, dico giornalisti per dire nel mondo gastronomico, sto parlando di questo, che magari erano un po’ più severi oppure cercavi di fare più attenzione. Però perché devi cambiare? Quello che sto facendo oggi per te lo faccio per lui, lo faccio per lei, lo faccio per chi arriva a mangiare per il mio ristorante. Festa finita. Poi vado bene? Bene. Non piaccio? Eh… finisce così».
L: «Però avete tutti paura quando viene Iginio…» (dice ridendo ndr).
B: «Beh, no, direi di no».
G: «Abbiamo tutti paura di Iginio…».