Maryam Nassir Zadeh: la chiusura del negozio di Norfolk Street e l’eredità lasciata ai creativi di New York

Maryam Nassir Zadeh è molte cose: madre, designer, imprenditrice, brand. Come ha scritto un’editor di Harper’s Bazaar, Maryam è l’incarnazione perfetta dello spirito creativo di New York. Dopo la laurea in tessile alla Rhode Island School of Design, nel 2008, alla vigilia della crisi finanziaria globale, apre insieme al marito il suo negozio omonimo al 123 Norfolk Street. In parte concept boutique, in parte studio di design e in parte social hub, quello spazio incarnava fin da subito l’etica creativa che avrebbe attraversato tutto ciò a cui Maryam Nassir Zadeh avrebbe legato il suo nome. L’idea di concept store non era un’idea nuova, ma la sua visione sì: Maryam l’ha trasformata in un luogo capace di fondere il meglio delle esperienze europee con un’identità profondamente newyorkese. La sua ispirazione proviene da fonti diverse, in particolare dagli anni settanta, ottanta e novanta, ma anche da persone a lei care e da oggetti carichi di memoria, come le vecchie fotografie della nonna e della madre. Accanto a brand di lusso già affermati, il negozio era un palcoscenico per giovani talenti e marchi emergenti, così come per oggetti apparentemente quotidiani -conchiglie, vasi, sculture – elevati a elementi di desiderio.

In equilibrio tra queste dimensioni, lo spazio è diventato negli anni un vero tempio dell’autenticità e dell’individualismo. Dalla selezione stagionale all’atmosfera, dal design all’allestimento degli interni, emergeva con chiarezza una personalità guidata da un istinto fortissimo, da un punto di vista definito e da un gusto impeccabile. Era solo questione di tempo prima che questo talento trovasse piena espressione in una collezione propria: nel 2012 nasce infatti il brand Maryam Nassir Zadeh, che combina accessori e abbigliamento in un racconto estetico coerente e personale. Arriva oggi la notizia della chiusura del negozio di Norfolk Street, dopo 17 anni di attività.

Un articolo su Vogue Runway raccoglie dieci testimonianze di artisti, designer, it girl e creativi newyorkesi e internazionali, che raccontano con affetto il ruolo fondamentale che quello spazio, e Maryam stessa, ha avuto nelle loro vite. Chioma Nnadi, Head of Editorial Content di British Vogue, racconta: «Maryam ha un gusto impeccabile, frutto sicuramente dei suoi innumerevoli viaggi, e il suo negozio dava la sensazione di appartenere a qualcuno disposto a fare quel passo in più per andare alla ricerca delle cose più straordinarie e curiose. Spesso entravo semplicemente per dare un’occhiata alla sua ultima collezione di scarpe e finivo per desiderare ardentemente qualche tesoro che aveva riportato da un viaggio recente, per esempio vasi antichi in terracotta. Era quello che si potrebbe definire un concept di lifestyle, senza mai dichiararsi tale né sforzarsi di apparirlo. Il suo negozio era davvero il riflesso del modo bohemien e libero con cui si muove nel mondo». Olympia Gayot, Creative Director di J. Crew, scrive invece: «Frequento il negozio di Maryam Nassir Zadeh dalla settimana stessa in cui ha aperto. Per me, una delle cose più speciali della scena creativa newyorkese è sempre stata proprio questo tipo di spazi: negozi multimarca, gestiti da un’unica persona, che fondono la visione di una designer con le scoperte di artisti affini. Il negozio di Maryam era l’espressione più pura di tutto ciò. Entrarci era come fare un passo diretto nel suo mondo; un mondo che, silenziosamente, ha plasmato una parte della cultura di New York e un certo tipo di ragazza newyorkese. Che lei ne fosse consapevole o meno». A sottolineare l’impatto culturale dello spazio interviene anche Joseph Maglieri, Director of Fashion Week Initiatives del CFDA: «La città è un posto migliore grazie a Maryam. Pochissime persone e pochissimi luoghi nella storia recente possono essere accreditati con assoluta certezza di aver influenzato e ispirato il tono e lo stile della città… e Maryam e il negozio MNZ possono farlo. Ha creato e curato un ambiente e una cultura caratterizzati da distinzione e aspirazione. Lo spazio di Maryam rappresentava la scoperta e incarnava proprio ciò di cui la moda ha oggi più che mai bisogno: sensualità, senso di comunità, desiderio, specificità e artigianalità. In un settore in cui molti di noi guardano con nostalgia e ammirazione a luoghi e persone lontane, lei ci ha dato qualcosa, qui a casa, che valesse la pena desiderare e di cui sentire il bisogno di far parte».

Il negozio di Maryam è stato, a tutti gli effetti, un involucro pulsante e vivo: uno spazio in cui la sua estetica si manifestava in modo totale, un fil rouge capace di tenere insieme persone, oggetti, idee e sensibilità diverse. Come lei stessa dichiara in un’intervista: «Ho standard di bellezza molto elevati. Non intendo bellezza come perfezione. Intendo piuttosto che la bellezza, per me, è gioia. E su questo non scendo a compromessi». Non le importa che qualcosa risulti facilmente fruibile o immediatamente riconoscibile; «si tratta soprattutto di sentire di essere sinceri con ciò che si fa». È proprio questa autenticità la chiave del suo successo e del segno profondo che la sua realtà ha lasciato su clienti, visitatori e amici. La comunità che ruota intorno a Maryam non è fatta semplicemente di consumatori o ammiratori: chi entra nel suo mondo finisce per abbracciare il suo approccio alla vita e, spesso, per diventarne parte. Mentre molti brand faticano a costruire un’aura di autenticità e indipendenza creativa, Maryam le comunica in modo naturale e istintivo. Non è mai stata guidata dalle tendenze né da ciò che altri considerano interessante o costoso: Il suo unico obiettivo è sempre stato creare cose belle e condividerle. Ed è proprio questo desiderio di mettere in comune oggetti, esperienze e persone che la ispirano ad averla resa così amata, regalandole una comunità di sostenitori fedeli, influenti e profondamente coinvolti.


[📷 Instagram:maryam_nassir_zadeh]

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