Marianne Faithfull: dallo stile alla musica, colei che ci ha insegnato a essere una It Girl prima di tutte le altre

L’angelo biondo del rock. Così veniva chiamata Marianne Faithfull, musa, artista e icona ribelle che ha saputo incarnare, con il suo fascino poliedrico, l’esprit della Swinging London. Siamo infatti nella Londra degli anni ’60, quando questa giovane donna, poco più che diciottenne, viene scoperta ed entra a far parte del giro che conta, quello della gioventù rock’n roll, artistica e rivoluzionaria. Britannica ma con aristocratiche origini austriache, la bellezza è dalla sua parte, così come un senso dello stile non comune, una sensualità angelica e dannata al tempo stesso e una passione non troppo celata per la musica, e i musicisti.

La sua relazione con il leggendario frontman dei Rolling Stones, Mick Jagger, infiamma i tabloid del periodo: con le loro frange indomabili lasciate cadere seducentemente sugli occhi, sono bellissimi, giovani, appassionati, ma soprattutto non possono fare a meno di catalizzare l’attenzione della stampa. Le droghe e le feste fanno solo da cornice a una relazione tossica e autodistruttiva, dove è Marianne, in quanto donna in una società ancora fortemente patriarcale, a pagarne di più le conseguenze. È lei a essere considerata l’anello della discordia, nonché un esempio di femminilità perversa e promiscua. Lei ne soffre, soprattutto perché questa reputazione non le fa esprimere al meglio il talento nella musica e nella recitazione.

Marianne non è solo la bionda e sexy fidanzata di Jagger, ma possiede anche una voce roca particolarmente melodiosa, e un desiderio di cimentarsi nel cinema. A darle la possibilità è Jean-Luc Godard, che la scritturò nel film “Una Storia Americana” del 1966. Seguiranno il ruolo di Ofelia nell’Amleto di Tony Richardson, e il sensuale “Nuda sotto la pelle” del 1968 con il divo e sex symbol francese Alain Delon. Fonte di ispirazione per gli Stones, è lei a generare capolavori della band come “Wild Horses” o “You Can’t Always Get What You Want”. Ed è lei a scrivere anche “Sister Morphine” insieme agli altri, anche se la paternità della canzone non le verrà riconosciuta se non dopo una lunga battaglia legale. Jagger e Richards scriveranno per lei il suo capolavoro più celebre, “As Tears Go By”, anche se in futuro lei stessa ammetterà di non amare troppo questo brano, considerato “il ritratto commerciale di se stessa”.

Nel 1970, stremata da una vita al limite fatta di droghe e dipendenze, Jagger la lascia: Marianne tocca il baratro della disperazione e c’è chi giura di vederla vagare per le strade di Soho come una vagabonda. Ci vorranno dieci anni per riprendersi definitivamente, ma alla fine, come un’araba fenice, Marianne rinasce dalle ceneri. A darle la consacrazione, l’album “Broken English”, pubblicato nell’ottobre del 1979. Siamo nella piena esplosione del movimento punk, che nella voce segnata della Faithfull, trova una musa perfetta. Da lì in poi, il suo successo è inarrestabile; Marianne smette definitivamente di drogarsi e si dedica anima e corpo alle cose che le piacciono davvero e che le riempiranno la vita fino all’età matura, come quando, nel 2006, Sofia Coppola la scelse per interpretare l’Imperatrice Maria Teresa d’Austria nel film “Marie Antoinette”.

Le lettere della madre inviate alla delfina di Francia, lette e interpretate nel film dalla voce della Faithfull, sono un fil rouge importante dell’intero film. Considerata un’icona di stile in gioventù come alla fine dei suoi giorni, Marianne ha ispirato tutta quella generazione futura di belle e dannate come Kate Moss, di cui è amica e confidente. Negli anni ’60 il suo stile incarna il boho chic tipico dell’epoca, e se oggi abbiamo un’ossessione per i furry coat e le giacche afgane un po’ lo dobbiamo anche a lei. Insieme all’amica Anita Pallenberg, che era fidanzata con Keith Richards, erano le It Girl in un’epoca dove questa parola non esisteva nemmeno e dove non c’erano i social a dare indicazioni di stile. Era semplicemente carisma, personalità, la capacità non comune di mixare accessori e capi diversi in un modo unico e mai visto prima. Ad alto tasso erotico nel film con Delon, che pare non rimase indifferente al suo fascino, dove appare fasciata da una jumpsuit in pelle nera aderentissima da biker, che ancora oggi risulterebbe attuale.

Definita da Carla Bruni in un’intervista come la donna “più sexy al mondo”, nel 2014, a 67 anni, Marianne posa davanti all’obiettivo di Hedi Slimane, allora direttore creativo di Saint Laurent. Una storia di successi e sconfitte la sua, di tormenti e fragilità ma anche di una straordinaria resilienza, di una donna forse troppo avanti per i suoi tempi e che è riuscita a imporsi oltre la fama degli uomini che ha amato. Una musa inquieta dalle mille vite, per cui la morte, in confronto, sembra solo una minuscola parentesi destinata a non scalfire la sua memoria.

[📷 IPA]

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