Vestito di bianco, come un angelo, ma con gli shorts. Così Marco Mengoni ha aperto la seconda data del “Marco negli stadi 2023”, il suo secondo tour nei templi sportivi ma anche della musica. Lo ha fatto credendo negli esseri umani, entrando dal fondo del parterre dell’Euganeo al ritmo di “Cambia un uomo”, mischiandosi con la sua gente, quella che da 14 anni inesorabilmente lo segue e non lo molla un attimo. Che lo capisce mai come ora e lo ha portato a essere un uomo diverso, più maturo, ma che crede sempre negli esseri umani. Lo urla dall’inizio, mentre sale sul palco e al suo fianco c’è la sua band che lo circonda, l’uomo è al centro di tutto, così come lui è al centro del suo show, dove per oltre 2 ore abbondanti sciorina hit e performance straordinarie.
L’amore ha vinto vince e vincerà, canta. Pensieri, riflessioni, parole, ma anche sudore, tanto, nella notte torrida di Padova. Che all’occorrenza cambia muta e si trasforma in quello che Mengoni vuole. D’altronde le 25 canzoni in scaletta, testimonianza di una storia infinita ma densa di pezzi incredibili, lo permettono. L’Euganeo diventa discoteca – come con “No Stress” o “Ma Stasera” – o cornice di “ricaccioni” punk come “Psycho Killer” che portò sul palco di X Factor. Presente, futuro e passato. Anche arrivato lì in cima non si dimentica da dove è partito e per questo anche “Credimi ancora” fa tenerezza, ma rende anche bene l’idea della caratura dell’uomo che la canta. Dalle chitarre ai synth al funk è un attimo. Dall’euforia alle lacrime è un attimo. E a vederlo dal vivo fa ancora più effetto.
In Marco Mengoni, che fu “Re Matto”, c’è un regno logico. Con naturalezza si è preso tutto ed è arrivato a danzare sui generi musicali, a sperimentare, a fare tre dischi in 2 anni – giura che non succederà più. Ma a essere grato e a non guardare tanto i numeri, che dicono che “Materia è multiplatino e che tutte le date negli stadi, inclusa Padova, sono già soldout. Un po’ come se danzasse sulle nuvole, che siano due o di più. Numeri non a caso, parole non a caso, nemmeno in circolo. Due come le nuvole, due come le vite. E a proposito di “Due vite”, che gli ha permesso di vincere ancora Sanremo, dopo quello di 10 anni fa con “L’essenziale”, in versione live diventa una preghiera collettiva che fa vibrare lo stadio, fa commuovere e cantare a squarciagola. È il sintomo dell’affetto che Mengoni ha raccolto in tutti questi anni. Sopra un prisma stupendo che lo erge dal palco, lascia fare il suo pubblico, lo scruta, si emoziona nel percepire quel calore sincero.
Incazzarsi e lottare per cambiare le cose, dice in un video. C’è Drusilla Foer in un intermezzo da varietà, ci sono i tanti cambi di outfit scintillanti, curati da Lorenzo Posocco, c’è anche spazio per manifestare alla fine che “amore” e “proibizione” non possono coesistere, riferendosi alla decisione della Procura di Padova sui figli delle coppie omogenitoriali. Coraggio, perché non sono tanti gli artisti a sbilanciarsi su temi così importanti per tutti noi. Nel pomeriggio, quando lo abbiamo incontrato insieme ad altri giornalisti, scherza e racconta della sua seconda sessione di crioterapia per poi, in un attimo, ritornare serio:
«Quest’anno è stata la riprova che ci sono tantissime persone che mi hanno capito o che hanno voluto capire. E quindi in quel momento, in questo tour, sento questo. Sento che comunque sono compreso, sono incluso, non sono distante o indecifrabile. Adesso mi sento più grande, più consapevole di tutti i difetti e limiti”.
E per il futuro, dopo il 15 luglio con il Circo Massimo, cosa c’è? «Vado in studio. Devo vedere una robetta, devo capire due cose… Poi sicuramente il 16 devo fare la terza seduta di crioterapia». D’altronde, l’Eurovision, andato molto bene, ha permesso di ottenere un palcoscenico europeo. Non è un caso che dopo la fine del tour italiano, in autunno, partirà quello nelle grandi città in giro per il continente, a cui quindi potrebbe aggiungersi qualcosa in concomitanza (?). C’è tempo per pensarci, ma manco tanto. Intanto restano le tante altre canzoni cantate ieri sera. Come “Pazza Musica”, momentaneamente senza Elodie, dirompente, con tanto di mashup con “Crazy in love” di Beyoncé, ma anche “Muhammad Alì”, “Sai che”, “Hola”, “Ti ho voluto bene veramente”, “Pronto a correre” e chi ne ha più ne metta. Ora toccherà a Salerno, Bari, Bologna, Torino, Milano e, come detto prima, Roma.
Il 15 la grande festa finale avrà ospiti, annunciati oggi Samuele Bersani, Bresh, Elodie, Gazzelle, djset e un afterparty fino a quando i vigili non decideranno la fine, scherza Marco. Ah, come se non bastasse, “Caro amore lontanissimo”, canzone cantata da Mengoni per il film “Il Colibrì”, ha vinto il Nastro d’argento come Miglior canzone originale. Serviva un altro riconoscimento per farci capire che Mengoni è bravissimo? No, ma tant’è. Noi, come ha fatto lui nel concerto, non possiamo che augurargli “Buona vita”. E chissà se quella terza sessione di crioterapia la farà davvero…