Marco Bizzarri: per il manager la crisi del settore moda può diventare un’opportunità creativa

Uno degli imprenditori più celebri e di successo del fashion system Marco Bizzarri, che come sempre conferma di avere visioni chiare e personali. Come quelle espresse nelle dichiarazioni rilasciate a MFF Fashion, secondo cui il momento di crisi che la moda sta vivendo attualmente potrebbe diventare un’opportunità creativa. Per Bizzarri, la chiave per un brand è restare sempre fedele al proprio DNA. «C’è bisogno di non seguire le tendenze e prendersi dei rischi, senza rinnegare i propri valori», ha detto l’ex CEO di Gucci e founder della holding Nessifashion. «Tra 2015 e 2020, quando andava il massimalismo, brand come Brunello Cucinelli e Prada stavano perdendo quote di mercato, ma non sono venuti meno al loro Dna. Ora raccolgono i frutti»

Secondo l’imprenditore ad oggi tutti fanno le stesse cose e per questo è importante, ora più che mai, essere unici e farsi portatori di messaggi nuovi. Una necessità a cui sicuramente contribuiranno non poco i cambi i vertici delle direzioni creative, sottolineando che il cambiamento e le rivoluzioni facciano parte del gioco. Fu lui, nel 2015, a investire in un allora semi sconosciuto Alessandro Michele come direttore creativo di Gucci: una scelta considerata audace ma che in realtà si rivelò fortunata. Per questo, secondo il manager, rischiare è fondamentale, piuttosto che adagiarsi su scelte fin troppo conservative.

Bizzarri è solo uno dei tanti top manager italiani con successo straordinario all’estero; secondo l’imprenditore questo riscontro è da giustificarsi alla capacità degli italiani di sapersi adattare, di essere creativi e geniali anche nel disordine. Un’energia da preservare perché fa la differenza nel panorama internazionale e che rappresenterebbe la forza dell’Italia nei business esteri. Vietato copiare gli altri. Ha poi parlato dell’aumento dei prezzi del lusso post Covid.

«L’aumento dei prezzi degli ultimi cinque anni è stato un errore strategico importante, perché non è stato accompagnato da reali investimenti nell’innovazione e nella creatività. I consumatori se ne sono accorti, soprattutto le generazioni più giovani che si sono disaffezionate al lusso tradizionale e hanno iniziato a rivolgersi a brand del fast fashion come Zara, che giocano sugli stessi valori del lusso, come la scarcity, e spingono sulle collaborazioni hype ma offrendo prezzi più accessibili. La competizione può arrivare anche dal basso».

Infine, Bizzarri si è espresso sulla filiera italiana e le non poche controversie emerse di recente. «Anche se solo lo 0,03% dei prodotti proviene da laboratori irregolari, bisogna intervenire. Se un laboratorio non viene controllato, la colpa è anche di chi l’ha scelto. I grandi gruppi devono fare controlli interni seri, anche se questo ha una ricaduta sulla marginalità» ha dichiarato.

[📷 IPA]

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