Maison Margiela è stato senza dubbio uno dei grandi protagonisti della moda 2024. Una ritrovata popolarità avviata all’inizio dell’anno, con la celeberrima sfilata Artisanal, presentata lo scorso gennaio 2024 a Parigi, e considerata una delle collezioni più iconiche e poetiche degli ultimi anni, come non se ne vedevano da tempo, e ultimata con la definitiva dipartita del direttore creativo John Galliano, che ha detto addio al brand del gruppo OTB l’11 dicembre 2024, con una lettera piena di riconoscimento e commozione.
Non sappiamo ancora chi prenderà in mano il timone di uno dei marchi più iconici di sempre, emblema di lirismo creativo, sperimentazione strutturale e minimalismo onirico e decostruito. Senza dubbio, Maison Margiela negli anni ha abbandonato la sua connotazione “concettuale” per entrare maggiormente nella cultura mainstream. Promotrici di questa parabola, senza dubbio loro, le Tabi Shoes. Segno distintivo e soprattutto accessorio di culto del brand, le Tabi sono passate dall’essere considerate scarpe anti estetiche ad assoluti oggetti del desiderio, declinandosi in una sempre più ricca varietà di colori, silhouette e chi più ne ha più ne metta.
L’obiettivo del designer belga Martin Margiela, ispirato da un viaggio in Giappone, era quello di creare scarpe invisibili per dare l’illusione di un piede nudo che cammina appoggiato su un grosso tacco tondo. Le Tabi nascono originariamente come calzini, creati nel XV secolo in Giappone. I calzini, proprio come gli stivali di oggi, avevano una spaccatura sul davanti che si adattava ai sandali infradito abitualmente indossati con il tradizionale kimono. Si pensava che la punta divisa potesse favorire l’equilibrio e che fosse una strategia olistica di riflessologia per una mente più equilibrata e chiara, oltre che per combattere malattie e stress. All’inizio i calzini tabi erano indossati dall’alta società e il loro colore indicava lo status gerarchico: la classe superiore indossava oro e viola, la classe operaia indossava solo il blu mentre il bianco era un colore formale, riservato alle occasioni speciali.
Nel 1921, il modello di calzino si è evoluto nel Jika-Tabi. Tokujirō Ishibashi aggiunse una suola di gomma per creare una scarpa adatta alle attività all’aperto e soprattutto che potesse proteggere i piedi dei lavoratori. La spaccatura della punta inoltre aiutava l’agilità ed era utile ai lavoratori manuali e agli agricoltori, mentre le chiusure metalliche, chiamate Kohaze, che ancora oggi troviamo nelle scarpe di Margiela, servivano a fissare la scarpa nella parte superiore, simili a moderni bottoni. Un accessorio unico nel suo genere, che Martin Margiela porta al grande pubblico in occasione della collezione Spring Summer 1989 a Parigi. Il successo non fu immediato, ma pian piano il pubblico rimase sempre più affascinato da quella calzatura insolita, tanto da chiederne sempre di più, fino a oggi, dove le Tabi Shoes continuano a conquistare un successo inarrestabile, che procede parallelamente al successo del marchio stesso.
Sarà dunque cosa gradita, per i fashion victim più appassionati, che Maison Margiela ha lanciato una nuova edizione di scape Tabi. Solo da poche ore sono cominciate a circolare online delle foto che ritraggono questa versione “very girly” di Tabi shoes, presentata in esclusiva al Trunk Show Spring Summer 2025 in Cina. La spaccatura frontale in due parti è sempre presente, ma il resto della silhouette si presenta molto simile a una Mary-Jane o a un sandalo femminile, con un tacco alto e doppio, cinturino alla caviglia e fascia sottile diagonale sul collo del piede. Una variante iper femminile e anche sexy per certi versi, ennesima interpretazione di una scarpa eterna.
[📷maisonmargiela.com]