Quello che si è appena svolto in un cantiere pieno di container colorati è probabilmente una delle sfilate meglio riuscite dell’intera stagione Fall/Winter 2026. Certo, ormai la fashion week ci sembra un lontano ricordo eppure, a poche settimane dalla conclusione parigina del fashion month, Maison Margiela ha scelto un’altra data e una nuova meta per incantarci con uno spettacolo di eccellenza artistica e manifatturiera unica. Ci troviamo infatti a Shanghai, nuovo polo internazionale del lusso contemporaneo nonché meta più contesa dalle maison, che l’hanno eletta a nuova mecca della moda.
Il brand del gruppo OTB, creativamente diretto dall’eclettico Glenn Martens, ha scelto la Cina come sfondo di un’importante iniziativa culturale e immersiva, che possa avvicinare generazioni diverse di appassionati alla conoscenza più profonda di un marchio di culto che ha cambiato le sorti della moda per sempre. Il progetto, intitolato “MaisonMargiela/folders”, è stato concepito come un’operazione itinerante in ben quattro città cinesi – Shanghai, Pechino, Chengdu e Shenzhen – e si focalizza su quattro retrospettive che mirano a raccontare pilastri fondamentali del DNA di Margiela: Artisanal, Anonymity, Tabi, Bianchetto.

Un’iniziativa affascinante inaugurata oggi con lo show che potremmo definire monumentale, sia per la magnificenza degli abiti che per il numero complessivo di look portati in passerella. Una sfilata che unisce sia la collezione Ready to Wear uomo e donna del prossimo autunno/inverno, sia la collezione Artisanal, quella che è ormai diventata distintiva della maison, in un mix di couture, know-how manifatturiero, evasioni e lirismi scenici. Tutti ingredienti che abbiamo ritrovato perfettamente in questa catwalk, intrisa di poesia lenta eppure struggente, drammaticità oscura e leggiadria impalpabile. Sogno e incubo si uniscono per dare vita a una concezione di moda che è unica e riconoscibile, semplicemente complessa e profondamente incisiva.
Il materico, nelle sue infinite lavorazioni e sperimentazioni, è senza dubbio la prima cosa che salta all’occhio: tessuti liquidi e cangianti, effetto increspato, ripropongono drappeggi scultorei che sembrano quasi irreali nella loro perfezione, forse fin troppo articolata per risultare destinata a un abito da indossare davvero. Eppure, ci riescono. La maschera, grande leitmotiv del capitolo Glenn Martens, resta protagonista anche in questa collezione: sono preziose, opulente, finemente intagliate e decorate, oppure leggere e impalpabili come veli che lasciano trasparire un make-up che è un chiaro riferimento alle porcellane cinesi. Al barocchismo eccelso delle uscite Artisanal si affianca l’essenzialità, seppur articolata, dei look Fall/Winter 26: mussole dai colori nude e sartoria in pelle dai tagli decisi, riferimenti religiosi e velluti sontuosi, capospalla strutturati e il tailoring maschile, espresso in chiave tanto romantica quanto provocatoria, tra layering e tradizione. Non mancano ovviamente i riferimenti alla Cina, che ritroviamo in alcune stampe elegantissime e delicate, nelle silhouette scivolate e leggere e nell’utilizzo dell’effetto cera d’api.

E poi ancora oro, massiccio, lavoratissimo, per un decorativismo allo stato puro: column dress che emanano quasi una certa sacralità, complice l’aura generale di solennità silenziosa e inaccessibile, eppure capace di arrivare a ogni spettatore, perché davanti alla bellezza e la bravura non si può che restare in silenzio e ammirare.
[📷©️ Maison Margiela folders]