Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi, Ferragosto boh e Capodanno… vabbè non pensiamoci. Non esiste una guida specifica che spiega come ci si deve comportare durante le feste, specie quando diventiamo grandi. Si sa come funziona. Passiamo la nostra infanzia fino alla maggiore età vivendo le feste visceralmente con la nostra famiglia, quasi tutti, poi cresciamo, magari “emigriamo”, in altre città o all’estero, il lavoro, i nuovi affetti e… cambia tutto!
Dei drammi di chi vive fuori e deve spendere un patrimonio per ritornare a casa, tra caro voli, biglietti dei treni improponibili o traversate in autobus lungo lo stivale, sappiamo purtroppo molto, ma c’è una considerazione che riguarda più le tradizioni e il valore affettivo. Ma anche il continuo reiterare di abitudini ed eventi che qualcuno, forse, non apprezza mica così tanto. Sapete cosa intendiamo, no? Il pranzo coi parenti, il cenone di un certo tipo, i regali il 24, la tombola e tutte quelle cose lì. Ecco, sono ancora momenti così imprescindibili per voi? Perché se è vero che l’idea ci riporta alla mente bei ricordi, dall’altra non pensiamo anche alle classiche dinamiche che si creano in questo periodo dell’anno. E i regali da comprare, le frasi dello zio che non capisce cosa fai di lavoro, “quando ti sposi?”, la nonna che non ha ancora compreso che se sei vegano il prosciutto non lo mangi.
Ovviamente ogni famiglia è diversa dall’altra, ma quello che vogliamo capire è il vostro attaccamento alla festività più calorosa dell’anno. Alla luce dei pro e dei contro che ci sono, quindi, quanto vi pesa, da 1 a 10 (dove 1 è la bustarella di soldi che vi regala vostra zia e 10 sono i discorsi sulla politica estera di vostro zio Pino), dover lasciare la vostra abitazione per ritornare qualche giorno nel nido in cui siete cresciuti?
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