Ma davvero la priorità del Paese è il “daspo” agli artisti che chiedono la pace a Sanremo?

Siamo tornati da Sanremo, ma forse non ce ne siamo andati mai via. Perché gli strascichi della settimana più attesa dell’anno hanno prodotto parole, parole e parole. Ma hanno anche stabilto delle nuove priorità e ci hanno fatto conoscere cose nuove. Abbiamo scoperto che se Dargen D’Amico e Ghali chiedono dopo l’esibizione di fermare la guerra, diffondono odio e fanno politica. E per questo, chi fa davvero politica, chiede di smettere di far politica su un palcoscenico, non solo sanremese ma di tutta la Rai.

Scusate, siamo entrati in un loop e abbiamo nominato troppe volte quella parola. Ma ieri, le dichiarazioni del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alessandro Morelli, hanno aggiunto un nuovo punto di vista alla vicenda, che inizia a prendere forme sempre più paradossali. Sanremo, dice a Libero, «è il Festival della canzone italiana ed è vergognoso che venga utilizzato e sfruttato da chi dovrebbe solo cantare e invece fa altro: fa della propaganda politica. Gli artisti dovrebbero salire sul palco, fare la loro bella esibizione e andarsene». Stop. Poi di nuovo: «Sarebbe utile, a questo punto, pensare a una sorta di Daspo per chi utilizza quel palco per fini diversi da quelli della musica. Un artista lì fa musica, non fa politica». Ma cos’è chiedere un cessate il fuoco per evitare altre migliaia di morti?

Partendo dal presupposto che tutto è politica, soprattutto la musica, e che il dramma più grande dei nostri tempi è proprio il disinteresse sempre più diffuso delle persone riguardo questi temi, le parole del sottosegretario lanciano un messaggio preoccupante. Perché riduce l’esposizione su un tema così tragico e importante a propaganda. Ma la propaganda, forse, rischia di essere dall’altra parte. Perché non si tratta di parteggiare per una parte, piuttosto che un’altra, si tratta di chiedere la pace. Un messaggio che dovrebbe essere universale e, invece, diventa oggetto di critica e addirittura di possibile allontanamento da un palcoscenico.

[📸 IPA]

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