Ma davvero il rosa è un colore esclusivamente per donne?

Ma davvero il rosa è un colore esclusivamente per le donne? La domanda lecita suscita nella maggior parte delle persone una risposta scontata. La percezione che la società ha sul colore rosa è per lo più problematica, tra stereotipi e omissioni storiche. La realtà è che, come dibattuto ampiamente ad esempio su un articolo del The Atlantic, il rosa non era un colore strettamente femminile, anzi. Come dice Valerie Steele, direttrice del Museo presso il Fashion Institute Technology, “nel 18° secolo, era perfettamente maschile per un uomo indossare un abito di seta rosa con ricami floreali”.

Addirittura il rosa veniva percepito come un colore guerriero, diminutivo del rosso. Nel 1918, su “Earnshaw’s Infants’ Department”, rivista specializzata in vestiti per bambini, il rosa veniva attribuito ai bambini, mentre il blu alle bambine. Dagli anni 50, anche grazie alle teorie di Freud legate alla sessualità e alla distinzione di genere, la società ha sovvertito l’abbinamento dei colori, trasformando il rosa in un colore femminile. Stereotipi che si sono rafforzati decennio dopo decennio e che si sono scontrati con studi di marketing, battaglie ideologiche e l’imposizione di un’associazione preimpostata dei colori al genere.

Un percorso a tratti casuale, a tratti fomentato dalle logiche del mercato e dalla voglia di etichettare, che ha fatto rinunciare prima di tutto i brand di moda e i prodotti culturali a parlare a un unico pubblico “unisex”. Oggi sono sempre di più le persone che cercano di sfuggire alle etichette e alle omologazioni. In fondo non è un colore a determinare chi sei, nemmeno cosa ti piace o quali tendenze tu abbia. Proprio Fedez ci ha dato un insegnamento, mentre parlava con il figlio Leone che si lamentava di un pupazzo che non era per femmine in quanto non di colore rosa. “Non ci sono colori da maschio e colori da femmina e non è vero che il rosa è un colore da femmina. A me piace il rosa e lo metto anche io. Ma chi te l’ha insegnata questa cosa?”. Una domanda quanto mai attuale.

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