Non è una serie, ma è la vita vera. La serie Netflix “Dahmer” ha conquistato in poco tempo spettatori di tutto il mondo, raccontando senza filtri la storia del mostro di Milwaukee. È Jeffrey Dahmer, il responsabile di 17 omicidi tra il 1978 e il 1991, tramite metodi atroci, come la violenza sessuale, la necrofilia, il cannibalismo e lo squartamento. In una settimana le sue centinaia di milioni di visualizzazioni l’hanno resa la serie del momento, sollevando però non poche polemiche. In primis nelle famiglie delle vittime, che a quanto pare non sono state informate e coinvolte nella produzione della serie. Una mancanza di rispetto, dicono, che riapre una ferita indelebile. C’è chi come Rita Isbell, sorella maggiore di Errol Lindsey, una delle vittime di Dahmer, chiede addirittura che parte dei profitti della serie vengano devoluti ai parenti delle vittime.
Rabbia, ma anche fascinazione. Perché sui social i commenti sono stati migliaia di quelli che, anche ammagliati dalla prestazione attoriale di Evan Peters, hanno condiviso messaggi in cui romanticizzano la figura di Dahmer. “Perché Jeffrey mi sembra così attraente?”, dicono alcuni utenti. Su TikTok è partito un trend addirittura, specialmente di donne bianche, che dicono di non essere “disturbate” dalla storia. C’è chi riesce addirittura a provare empatia nei confronti del serial killer, anche per la sua infanzia segnata da traumi che molto probabilmente hanno influito sulla sua esistenza.
Non c’è colpevolizzazione, perché non si tratta di essere buoni o cattivi, ma ci dovrebbe essere coscienza sui fatti accaduti, che non sono fiction ma realtà. Nonostante la performance incredibile di Evan Peters sia assolutamente lodevole e magari anche “sexy”, Jeffrey Dahmer è stato un serial killer spietato. Ha ucciso persone innocenti, per lo più afroamericani, asiatici o latini, aiutato dal silenzio della polizia che non è mai intervenuta davvero, in uno scenario di razzismo sistemico presente in quegli anni (e non solo). Tutto questo non può essere giustificato o romanticizzato in alcuna maniera. Per rispetto delle vittime, dei loro famigliari, ma soprattutto della verità.