Ma alla fine è andato tutto bene, come dicevamo nel 2020?

L’altra notte ho fatto un sogno. Non ricordo molto spesso quelli che faccio, ma questo mi sembrava terribilmente reale. Mi trovavo chiuso in casa, con in tv qualcuno che mi imponeva di non uscire per nessun motivo, salvo emergenze. No, non era mia madre che mi consigliava di stare attento la notte alla stazione di Lambrate, ma il presidente del Consiglio in diretta su Facebook. Un virus sconosciuto proveniente dalla Cina non aveva una cura ed era potenzialmente letale. È forse per quello che mio nonno è morto, ma io non ne avevo idea quando mi trovavo pochi giorni prima nel reparto di terapia intensiva. Quello ora è irraggiungibile e pure mio nonno. La chiamano “guerra”, gli infermieri hanno le piaghe per quanto lavorano, i pazienti non riescono a respirare. Ma da casa chi lo capisce? E se ce l’avessi pure io ‘sta malattia? Oddio, ho un po’ di tosse, sono pure ipocondriaco. Ma poi, sai che palle stare a casa tutto il giorno. Allora sai che ti dico? Vado a correre, anche se non lo faccio da 15 anni. Per strada non c’è un’anima, solo camionette dell’esercito e volanti. Mi sento Will Smith in “Io sono leggenda”. Solo con una tuta discutibile e con le vecchine dai balconi che mi guardano male. Ma che volete?

Ormai parlo solo con i miei coinquilini, con i miei famigliari o con degli amici al telefono. Oppure parlo da solo. Certo che fa strano vivere la solitudine negli anni 2000. Alle 18 nel mio condominio si mettono tutti sui balconi e iniziano ad applaudire e a cantare, manco fosse il Coachella. Eh, si perché a teatro non si può andare, nei palazzetti nemmeno, i bar son chiusi. Pure gli stadi. Cioè non c’è manco il campionato? Santo cielo. Si può andare al supermercato però. E allora vado a fare la spesa, temerario. Ma che è ‘sta coda? Regalano qualcosa? “Ingresso contingentato” mi dicono. Bene, almeno le giornate passano prima. Sui social rimbalzano video di studenti fuorisede che prendono d’assalto i treni. Ma che scena è? Allora la situazione è seria. Eppure, sulle finestre vedo arcobaleni. “Andrà tutto bene”, dicono, c’è anche un tizio discutibile che urla “Ce la faremo” e che è diventato virale su questo nuovo social. Dicono si chiami TikTok, ma perché ballano tutti? Sono entrato. Ma perché è finita la carta igienica? E perché ci sono solo le penne lisce nel reparto della pasta? È finito ancora il lievito. E per forza, stanno tutti a panificare! Ma dove lo prendono ‘sto lievito? Ci sono spacciatori pure di quello? In tv gli studi televisivi sono vuoti, c’è ancora l’ennesima replica di Harry Potter.

Io ho visitato tutti i negozi rimasti aperti nel mio quartiere di cui non conoscevo l’esistenza. La farmacia una volta al giorno, l’alimentari e l’ortofrutta anche due. «Buonasera dottoressa, vorrei delle mascherine e un po’ di Vitamina C», dicono faccia bene per prevenire questa malattia. Vedo gente dalla finestra che si allena, una coppia che discute al secondo piano. Chissà se erano in crisi e questo “lockdown” li ha costretti a rimanere chiusi in casa. Dicono che se stiamo a casa, poi usciamo presto. Ma sono passate due settimane, poi un mese, poi due, poi un anno. Mangio pane e angoscia. Ho paura di non rivedere i miei cari, di ammalarmi pure io e far preoccupare i miei genitori. Vedo i miei fratelli privati degli anni più belli, quelli della scuola, il mio migliore amico che si laurea in webcam e… è suonata la sveglia. Ma sai che ‘sto sogno sembrava proprio realistico? Meno male che mi sono svegliato. Però mi è rimasta la curiosità di sapere come finisce. Sarà davvero andato tutto bene, come dicevano?

[📸 Getty Images; Alamy, Kontrolab / IPA; 📹 Instagram: fabio_silvestri_official, giulianosangiorgi_official, aurever]

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