Luxury e-commerce: l’Annus Horribilis dell’online

Sembra non arrestarsi “l’Annus Horribilis” degli e-commerce di lusso, con in testa Matches Fashion, che stando al The Guardian, avrebbe un debito compreso tra i 35,6 milioni e i 100 milioni di sterline verso alcuni dei più famosi brand di lusso. Tra questi Prada, Gucci, Bottega Veneta e Max Mara, che commercializzavano i propri capi sulle-commerce entrato in amministrazione controllata lo scorso marzo dopo aver chiuso l’esercizio 2023 con 70,9 milioni di sterline di perdite (82,7 milioni di euro). Ad avviare la procedura la proprietaria Frasers group, che ha acquistato Matches lo scorso dicembre per soli 52 milioni di sterline (60,7 milioni di euro). 

Secondo gli amministratori di Teneo Financial Advisory, questi debiti difficilmente verranno ripagati. Secondo il quotidiano inglese sono 500 mila le sterline (583,6 mila euro) che Matches dovrebbe a Gucci a Burberry e a Max Mara, mentre a quasi 282 mila sterline (329 mila euro) ammonterebbe il debito con l’italiana Prada. Gli amministratori hanno inoltre affermato che 190 fornitori avevano rivendicato la proprietà di quasi 23 milioni di sterline (26,8 milioni di euro) di azioni e stavano cercando di recuperarle, ma finora erano stati restituiti solo 3,4 milioni di sterline (3,9 milioni di euro). 

Una crisi, che ha portato anche alla débâcle di Farfetch, e alla quale Matches avrebbe tentato di far fronte promuovendo grandi sconti, cosa che non sarebbe andata a genio ai grandi brand del lusso, tra queste alcune griffe di Kering come Saint Laurent. 

«Matches ha mancato gli obiettivi del business plan e, nonostante il sostegno del gruppo, ha continuato a registrare perdite significative. Mentre il management dell’azienda ha cercato di trovare un modo per stabilizzarla, è diventato chiaro che sarebbero stati necessari troppi cambiamenti per ristrutturarla e che il continuo fabbisogno di finanziamenti sarebbe stato di gran lunga superiore all’importo che il gruppo ritiene sostenibile», ha dichiarato Frasers lo scorso mese prima di mettere l’azienda nelle mani di Teneo, che come primo step ha provveduto al licenziamento immediato di 272 dipendenti della sede centrale di Londra. E ora, secondo i rumors delle scorse settimane, la proprietaria sarebbe pronta a mettere in vendita Matches.

Ma quindi cos’è che è andato storto, non solo a Matches ma nel più ampio settore dell’e-commerce della moda d’alta gamma, che un tempo sembrava destinato a ritagliarsi una quota crescente delle vendite di beni di lusso?

Yoox Net-A-Porter (YNAP), il gruppo in parte italiano e in parte britannico, è stato per anni un grattacapo per il suo proprietario Richemont sin da quando, nel 2022, ha concluso un accordo complesso perché Farfetch lo comprasse; un accordo fallito.
 
E si diceva che Farfetch fosse vicino al collasso; però ha trovato un salvatore: Coupang, che crede di poterlo riportare a registrare una redditività sostenibile. Lo stesso sembrava valere anche per Matches Fashion, ma questa volta il suo salvatore si è spaventato, visto che il Frasers Group ha posto la piattaforma in amministrazione controllata appena 11 settimane dopo averla acquisita.
 
Quanto recentemente accaduto è diametralmente opposto alla situazione dello scorso decennio, quando i rivenditori online di moda di fascia alta fondati nel Regno Unito erano in forte espansione. Sembrava che il retail online di moda premium sarebbe stato uno dei maggiori motori di crescita per i brand, e il periodo della pandemia è stato un ulteriore vantaggio per il settore, dato che rappresentava l’unica modalità di acquisto di lusso possibile. Un successo che sembrava destinato a durare anche post Covid-19, ma che invece è andato via via crollando, fino all’attuale e disastroso scenario che vede coinvolti, chi più e chi meno, tutti gli e-commerce di lusso.

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