Il lusso second hand? Un mercato destinato a diventare miliardario. Stando a quanto emerso da uno studio recente condotto da Boston Consulting Group (Bcg) e dalla luxury resale platform Vestiaire Collective, il settore dovrebbe raggiungere un valore compreso tra i 320 e i 360 miliardi di dollari (tra i 300 e 330 miliardi di euro) entro il 2030.
L’analisi, basata su un sondaggio condotto su 7.800 utenti di Vestiaire Collective in tutto il mondo, stima che il mercato dell’usato rappresenti circa l’8% delle vendite totali di moda e beni di lusso a livello globale, con una penetrazione che dovrebbe raggiungere il 10% entro la fine del decennio. Il rapporto rivela inoltre che il ‘pre-loved’ rappresenta già il 28% del loro guardaroba, percentuale che sale al 30% per l’abbigliamento e al 40% per le borse. E con un tasso di crescita annuale del 10%, sta crescendo tre volte più velocemente delle vendite primarie e sta cambiando il modo in cui i consumatori fanno acquisti, soprattutto quelli della GenZ e quelli statunitensi colpiti dall’inflazione.
Analizzando le aree geografiche, l’Europa è attualmente in testa a questa crescita, alimentata dal sostegno normativo dell’Unione europea e dalla maggiore consapevolezza dei consumatori in materia di sostenibilità, mentre i consumatori statunitensi sono più interessati al valore e all’accessibilità dei marchi. Il 55% degli acquisti di articoli di seconda mano avviene attraverso piattaforme multibrand online come Vestiaire Collective, The RealReal e Vinted. Inoltre, il report rivela delle differenze regionali, in particolare tra i consumatori statunitensi ed europei.
Sebbene l’accessibilità economica sia il fattore principale in entrambi i mercati, l’87% degli intervistati statunitensi ha indicato il prezzo come motivo principale per acquistare prodotti di seconda mano, con un aumento dell’11% rispetto all’Europa. La sostenibilità è meno prioritaria per i consumatori statunitensi, con solo il 28% che dichiara che la rivendita favorisce comportamenti più sostenibili nel campo della moda, rispetto al 33% in Europa. I consumatori statunitensi hanno anche dichiarato più frequentemente di preferire marchi di lusso di seconda mano ad articoli nuovi di fascia alta più accessibili, riflettendo quello che il rapporto definisce un “approccio transazionale e orientato al valore” in risposta alle preoccupazioni economiche e all’inflazione.
Il second hand non è più un settore di nicchia, ma la reazione al colpo dell’inflazione e dell’incertezza economica, con l’accessibilità economica come fattore chiave alla base della crescita del settore. Il prezzo è stato il motivatore principale per il 78% degli intervistati, in particolare tra gli acquirenti ambiziosi alla ricerca di marchi premium che altrimenti non potrebbero permettersi. In particolare, il 66% degli intervistati ha indicato che il resale market ha permesso loro di scoprire o acquistare un brand per la prima volta, aspetto in aumento rispetto al 59% del 2022. Ciò evidenzia la crescente fama del mercato dell’usato non solo come secondary market, ma anche come canale strategico di acquisizione di clienti che amplia la portata del marchio e favorisce la fedeltà a lungo termine.
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